Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 15 – Gli amici politici -3


Firenze - Il Bargello - immagine tratta da "Firenze e la Toscana" di E.Muntz - 1899 - Fratelli Treves Editori
Firenze – Il Bargello – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

[…]

— Dove sono andati ? — chiese l’agente, voltandosi bruscamente a Fringuello.
— Che vuol che io sappia ? — rispose questi — son usciti, che saranno appena cinque minuti…
— E’ mezz’ora che ho gli uomini fuori dell’uscio, e non è passato nessuno…
— Gli dirò — soggiunse l’oste — hanno preso da quella porticina là, forse per non stare a traversare di mezzo alla bottega.

E l’oste accennò, nel dir così, un piccolo uscietto semplicemente accostato, che restava in un canto della stanza e che metteva sopra un chiassuolo.

— Chi erano ?  Dammi i nomi.
— Mio caro amico ! — soggiunse Fringuello, con voce pietosa.
— Che amico, e non amico… — gridò l’agente di polizia, offeso da questo abuso di confidenza — Con chi credi di parlare, eh, brutta carogna ?
— Scusi, scusi… — disse allora l’oste facendosi piccin piccino.
— I nomi, i nomi ! — tornò a insistere il Bargello.
— Caro mio !… come vuol che faccia a dargli i nomi, se l’è tutta gente che conosco appena di vista.
— Appena di vista, eh ?
— Com’è vero che questa è carne battezzata — replicò Fringuello, posandosi una mano sulla sottoveste.
— Manigoldo ! — masticò fra i denti l’agente, tentennando il capo — tu me la pagherai per tutti.  Intanto comincerò da farti levare la patente.
— Mi metta anche in croce — soggiunse Fringuello, abbassando il capo in atto di rassegnazione — ma quello che non sò, non lo posso dire. Per contentarla e per salvarmi le spalle, potrei profferire dei nomi a caso, i primi che mi vengono alla bocca, ma la coscienza non me lo permette…
— Te la darò io la coscienza ! — gridò il poliziotto imbizzito.
— Eccomi quà — continuò Fringuello con la stessa unzione di voce — la faccia lei di me quello che vuole… io spero che quando il Sig. Commissario intenderà la ragione…
— Ma che ragione!
— Ci sono delle leggi.
— Ma che leggi !
— Almeno la giustizia.
— Ma che giustizia !
— Pensi che c’è quello lassù, che ci vede tutti e che ci deve giudicar tutti…
— Ma che lassù, e quaggiù !… Domani ti manderò a prendere, e vedrai, se quando sei là, mi riuscirà di farti cantare…

L’ agente non poteva più contenere la rabbia che lo rodeva. Pareva un can mastino, a cui avessero strappato per forza di bocca un quarto d’agnello.

— Favoriscano i loro nomi — quindi disse , rivolgendosi a secco al giovinotto e alla ragazza.
— Oliviero Filoberti.
— Professione ?
— Pittore.
— E il vostro ? — domandò alla ragazza.
— Rodope Gualliandi.
— Professione ?
— Modella, e cucitrice di bianco a tempo avanzato.

Durante questa scena, il Giunco di Padule passeggiava per la stanza, dimostrando la massima tranquillità di spirito, come se si trattasse di cosa, che non lo riguardasse per nulla.

La Balla di Cotone, all’opposto, s’era tutta rannicchiata nel cappotto, come una chiocciola nel guscio; e respirava appena, per non farsi sentire. Se avesse potuto nascondersi sotto la tavola, o sciogliersi in aria per virtù di magia o di sortilegio, lo avrebbe fatto con tutto il cuore.

— Pagate; io v’aspetto fuori — disse pianissimo il Giunco di Padule alla Balla.
— Per carità, non mi lasciate qui solo, nelle peste… — soggiunse la Balla, che tremava tutta come una gelatina.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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