Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 15 – Gli amici politici -4


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[…]

L’agente di polizia appuntò i nomi del pittore e della modella. Quindi, voltosi dall’altra parte, e ficcati gli occhi addosso alla Balla di Cotone,

— Ehi ! — gridò — il vostro nome !

La Balla, non sapendo a qual miglior partito attaccarsi per evitare di rispondere, cominciò a russare, come se dormisse la grossa.

— Ehi, galantuomo, non mi fate la gatta di Masino — insistè l’agente, chiappando l’addormentato per il bavero del cappotto e dandogli uno strattone, che sarebbe stato d’avanzo per isvegliare un morto.
— Per carità , è un cappotto nuovo ! — gridò la Balla, spalancando issofatto gli occhi — voi me lo fate in pezzi con la vostra grazia !
— Meno discorsi ! il vostro nome ! — ripetè l’agente.
— Il mio nome… il mio nome… e cosa v’importa del mio nome ?  io sono persona cognita nel paese e posso dare informazione di me.

Era tale e tanta la paura della povera Balla, che mentre parlava, s’impappinava, come uno scolaro dinanzi al maestro armato di nerbo. Ciò insospettì maggiormente il poliziotto, il quale fissati attentamente gli occhi in faccia all’individuo renitente, gli scoprì che aveva sulle gote un pajo di fedine posticcie.

— Questo è buono ! — gridò il Bargello, strappandoli, dal viso il finto pelame — Non vi rammentate forse che siamo in quaresima ?
— E’ una celia …. l’ho fatto per compiacere al mio…

La Balla di cotone si voltò per cercare il suo compagno; ma questi non v’era più.

— Anche la barba finta ! — tornò a ripetere l’Agente — Benissimo: gliela daremo noi la barba finta ! la si lasci servire.
— Per carità ! io sono innocente… ho mangiato una porzione di rosbiff… anzi due porzioni di rosbiff… ma senza secondi fini… senza mire sovversive — balbettava alla peggio la Balla.
— Venga con noi !
— Con loro ?… Creda non posso ! parola d’onore, non posso ! c’è Isolina che mi aspetta a casa… Chi lo sa quanto la sta in pensiero, non vedendomi tornare. Piuttosto, se non c’è mezzo di scampo, darò il mio nome.
— Prendiamo il nome.

La Balla si rasciugò alcune goccie di sudore freddissimo che le colavano dalla fronte, poi, boccheggiando come un pesce fuor d’acqua, disse tremando:

— Io mi chiamo Gastone Della Bruna.
— La professione ?
— Impiegato regio, con moglie e ventidue anni di servizio
— Ah ! lei è impiegato regio ? — riprese l’agente — Bravo ! ed è così che serve lo stato ?  il giorno la riscuote la paga, e la sera, la sera poi la vien quà a fare il liberale…
— Il liberale ? — gridò la Balla, spalancando gli occhi dalla paura — il liberale ? io ? io ?
— Bravissimo — seguitava l’altro collo stesso tuono di voce — il giorno la sta all’uffizio, e la sera vien qua con la barba posticcia, a far l’italiano…
— L’ italiano ? — urlò la Balla, perdendo ogni pazienza e alzandosi in piedi — Lei sarà un italiano ! Misuri i termini, signore agente… e guardi come tratta ! Chi gli dà il diritto d’offendere ? Nossignore, io non sono un italiano; io sono un fiorentino, per sua regola: nient’altro che un buon fiorentino, umilissimo servo e suddito…
— Sì calmi, si calmi ! — disse l’Agente con sottile ironia.

Alle parole concitate del Segretario, il giovine pittore dette in una gran risata: la Pope restò indifferente: e Fringuello… Fringuello si coprì la faccia con ambedue le mani, come avrebbe fatto un romano antico, in un momento solenne della vita, o in qualche finale di dramma o di tragedia.

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

One Comment Add yours

  1. cindy knoke scrive:

    So soulfully beautiful!

    Mi piace

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