Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 16 – L’appuntamento -2


Firenze - Duomo - 2015
Firenze – Duomo – 2015

[…]

— Dunque guà, come io ti diceva, sarà l’affare d’una diecina di giorni, che sognai l’anima di mia madre ! tanto l’era da viva, tanto la mi pareva da morta… brontolona, uggiosa… e la piangeva come una bambina… La mi rinfacciò, al solito, la condotta che tenevo… eppoi, guarda che bell’idea !… la mi fece contare i lividi, che buscò da me quel giorno che s’ebbe che dire, per amor della materassa che gli vendetti di nascosto sul San-Lorenzo. Oh ! egli erano undici lividi, né uno di più, nè uno di meno. La mattina, quando mi svegliai, avevo, per l’estrazione di Roma, l’ 11 stecchito.
— E il 47 , il morto che parla.
— Bravo: me ne mancava un altro, perchè volevo mettere il terno secco. Stavo per il 3, ma non mi sapevo decidere: quando ecco che faccio per saltare il letto… e giù tre boccate di sangue… ma oh ! tre boccate di lusso… ti dico che a vederle sul pavimento, le parevano tre nappe rosse da barbereschi…. Allora che avresti tu detto ? Dopo quell’avviso, mi pareva il 3 di averlo sicuro in tasca. Mi finii di vestire in quattro e quattro otto, e siccome ero corto a ferri, e quei tre numeri li volevo caricare, andai difilato dalla Pettirossa, per avere un rinforzo.
— E alla strazione come andò ?
— Che si domanda ? due rovesciati, e uno accanto, e fu giusto in codesta circostanza che la Pettirossa mi disse: va’ dalla signora Sandrina, che sono due giorni che la ti cerca per mare e per terra.
— E la voleva ?
— Te lo dirò io quel che la voleva — continuò Agonia, cacciando dal petto un grosso sospirone, come persona che soffra a tirar fuori la parola. — La mi condusse con sè, e dopo avermi fatto aspettare tre quarti d’ora sur una cantonata, la mi insegnò una bella ragazza, che passava di là e che accompagnava a casa una pollastrina bionda, che poteva avere tredici per i quattordici anni, a stramoggiare. Si vedeva bene che l’era la serva e la padroncina.  Ohe — la mi dice la Sandrina, appena che le furono passate — l’hai vista bene quella ragazza ? — Se l’ho vista bene ! — dico io
— Ora tocca a te ! — A me ? — Si : ora tocca a te a farci all’amore — All’amore ? si fa presto a dirlo ! — Pochi discorsi: quella ragazza la passa di qui quattro volte al giorno, alle 10 della mattina e alle 4 del dopo pranzo, quando la va a condurre e a riprendere la giovinetta all’Istituto: hai capito: piglia tempo venti giorni, un mese, ma ho bisogno che tu faccia tanto da acchitarla… Promettili di levarla dal servizio, di sposarla… inventati delle storie… ma fai che ci creda. Intanto, questo, è un occhio di civetta (1) per te… e se ti farai onore, alla fine del salmo ci sarà un coso di dugento lire per l’incomodo…
— E che idea fu quella ? — domandò Pipiona.
— Vattel’a pesca — rispose Agonia — Ma la Sandrina è una gran donna e quando muove una foglia c’è sempre il su’ perchè. Tempo fa, la mi mandò a comprare cinque paia di stivaletti da donna, di diversa grandezza, e anche lì sopra ci beccai l’acqua vite. Ora la mi ha parlato di un altro rincalzo… e se la cosa non và in fumo, credi pure, che per un mese batto moneta come la zecca…
— E di che si tratta ?
— D’una farsa da Carnevale. E’ c’è il caso che mi debba vestir da prete per recitare una certa pantomima… Per ora non sò altro.
— E per questa pagliacciata ?
— E per questa pagliacciata, dugento lire sonanti e ballanti.
— Brutto giallone ! — gridò Pipiona, con l’accento della rabbia invidiosa — se l’ho detto sempre, che la fortuna la ti corre dietro !
— Fortuna ? cosa c’entra la fortuna ? Egli è talento bello e buono, devi dire. Oramai, come tu vedi, sono uscito di casa a quattordici anni, e senza fare il callo alle mani, ho avuto sempre il Dirige (2) per le tasche.

 

 

(1) Cosi è detto, in vernacolo furbesco, il Napoleone d’oro.
(2) Il popolo fiorentino chiama qualche volta cosi il francescone ossia la moneta da 10 paoli, a motivo del versetto che v’è impresso sopra: Dirige Domive gressus meos.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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