Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 16 – L’appuntamento -4


Firenze
Firenze

[…]

Il dialogo era a questo punto, allorquando entrarono l’Agente di polizia e i quattro birri nella taverna dell’Unione.

Agonìa rizzò il capo, che teneva sempre appoggiato al muro, e con una strizzatina d’occhio e un mezzo sorriso, salutò gli uomini del Bargello, come antiche conoscenze, quindi, avvicinatosi a Pipiona, gli disse piano negli orecchi:
— Ci dev’essere qualche retata di liberali !
— Che liberali ? — riprese l’altro, con un gesto brutale — E li chiami liberali, quella canaglia là ? dice bene il francese: i veri liberali siamo noi; gli altri anderebbero presi tutti e messi a sventolare alla tramontana.
— Alla larga !
— Oh ! — soggiunse Pipiona, con calore — egli è ghigna capace di dirlo e di farlo. A me mi persuade, perché ne ha pochi delli spiccioli, e meno da spicciolare: e come tu vedi, e’ cerca di mettersi d’intorno tutta gente di fegato, e che all’occorrenza, sappia stare al chiodo.

Intanto che l’agente di polizia faceva nelle stanze accanto gl’interrogatori, che i nostri lettori già conoscono, i due individui seduti all’ultimo tavolino della taverna non barattarono altre parole fra loro, curiosi di stare a vedere l’esito di quella visita improvvisata.

Dopo qualche tempo, un giovine sottile e mingherlino, imbacuccato dentro un’algerina, e avente in testa un cappello d’incerato, uscì dalla retrostanza: e con tutta la disinvoltura di una persona che ha pagato il suo conto e può andarsene per i fatti suoi, aprì l’impannata della bottega, e disparve.

Era il Giunco di Padule, che, colto il destro, se la svignava cheto, come un’olio.

Quando costui passò davanti all’ultima tavola della taverna, Agonia lo sbirciò attentamente, e facendo un atto di maraviglia, disse sottovoce al compagno:
— Quel giovine che è uscito adesse, lo conosco ! Ora non mi rammento bene dove l’ho incontrato !… Si, si: me lo rammento: l’ho incontrato, tempo fa, per le scale della Sandrina. Mi è stato sempre in testa che sia una donna mascherata da uomo.
— Avresti a dir bene: io non c’ho badato tanto né quanto: ma gli ho visto un paio di piedini grandi appena come due gusci di arselle. o che cosa andava a pescare dalla Sandrina ?
— Chi lo sa ! rigiri, misteri, sotterfugi, è sempre cosi. Credilo a me, se le mura della casa della Sandrina potessero parlare, se ne saprebbero delle belle. Quanti visi rossi ! quanti mariti… che vivono in buona fede… quante donne, che a vederle fuori, le pajono caste Susanne ! A proposito: guarda cosa mi torna in mente adesso ! il giorno che incontrai per le scale lo sbarbatello, che è andato via or ora, ci trovai sù in casa della Sandrina quel giovine pittore che è entrato dianzi, a braccetto con quella ragazza.
—E ore ! — gridò Pipiona, facendo col capo una mossa comecché avesse voluto dire — Ci siamo intesi ! — Poi soggiunse:
— O dalla bocca della Sandrina non raccapezzasti nulla ?
— Dalla bocca della Sandrina — rispose Agonia — per tua regola e norma, non c’è da levare un numero: e questa cosa la va co’ suoi piedi: perchè capirai bene, che al primo fuffigno che si venisse a scuoprire , la potrebbe chiuder bottega e andare a far nottata agli ammalati, per buscarsi il mangiare.
— Tu la ragioni come un libro stampato.

A questo punto, il dialogo rimase nuovamente sospeso, perchè l’attenzione dei due interlocutori si rivolse sopra la Balla di Cotone, che traversava la bottega per andarsene, barcollando e inciampando in tutti i tavolini, come un briaco, e masticando e borbottando rabbiosamente fra i denti, come un mandrillo, quando è stato carezzato dalla frusta del suo padrone.

Uscito il povero Gastone, uscirono ancora gli uomini del Bargello, colle trombe nel sacco.

Pochi minuti dopo, una carrozza che veniva alla gran carriera, si fermò all’uscio dell’Osteria.

Il compagno d’Agonìa si alzò in tutta fretta e corse ad aprir l’impannata.

Pipionna ! — disse una voce squarciata e forestiera, che usciva di dentro al legno di vettura.
— Presente ! — rispose questi.

Lo sportello si apri: Pipiona montò in carrozza; e il cocchiere, frustando a diritta e a mancina, ripartì alla gran carriera, come era venuto.

Due ore dopo, la campana della misericordia suonava a morto!

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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