Strafforello Gustavo, Seravezza – 1890


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Seravezza – Villa Medicea

Seravezza (9518 ab.) — A 60 metri d’altezza, al confluente del Rimagno Serra e della Ruosina o Vezza che formano riuniti il Seravezza. La parrocchiale di San Lorenzo e Santa Barbara fu incominciata nel 1422, ma ultimata solo nel 1815. Nella chiesa dell’Annunziata ammirasi un quadro di Pietro da Cortona. Il palazzo sulla sponda sinistra della Ruosina fu fatto costruire, nel 1559, da Cosimo I, su disegno (dicesi) dell’Ammanati e servì di dimora estiva a molti sovrani e sovrane: dopo altre più umili destinazioni, fu restaurato da Leopoldo II che, nel 1833, lo destinò a stanza delle sue figliuole e, nel 1835, della granduchessa Maria Ferdinanda vedova di Ferdinando III.

Seravezza possiede un Ospedale, un Orfanotrofio e ricovero Campana, una Scuola d’architettura e d’ornato. L’industria è rappresentata da segherie idrauliche di marmi, negozi di marmi, marmisti, fonderie di ghisa, legnami da costruzione, fabbriche di paste alimentari, di polveri piriche, tintorie, molini, ecc.

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Seravezza – Cave di marmo bianco sul monte Altissimo – immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” di Strafforello Gustavo – 1890

Cave di marmo. — Seravezza va rinomata per le sue cave di marmo statuario e di bardiglio o breccia o mischio. Nel 1518 Michelangelo aprì, a spese di Leone X, la prima Cava della Finocchiaja nel monte della Cappella, propagine del monte Altissimo, e vi dimorò tre anni per cavare i marmi destinati alla facciata di S. Lorenzo in Firenze, senonchè delle sei grandi colonne scalpellate quattro si ruppero e in breve la cava fu abbandonata. La riaprì Cosimo I per fornire di marmo la Toscana: vietò l’introduzione del marmo di Carrara, fece costruire il suddetto palazzo; visitò spesso in persona la cava ; se ne riservò il governo nell’abdicare a favore del figlio Francesco; e, nel 1568, ne fece aprire una maggiore nella Costa dei Cavi da Vincenzio Danti, scultore ; ma dopo la sua morte tutto cadde di nuovo in abbandono.

Anche Gian Bologna ne estrasse marmi statuari, per esempio per la Fiorenza che è al Bargello di Firenze: e così il Vasari, l’Ammanati, il Mosca. Il mischio e le altre qualità furono adoperate nei tempi antichi, nel medioevo e nel Rinascimento: a Versailles, al Louvre, a Pitti, negli obelischi di piazza Santa Maria Novella a Firenze, nella facciata del nuovo teatro dell’Opera a Parigi. Solo nel 1820 Marco Borrini ripigliò dopo tanti anni i lavori; si formò una società con capitali cospicui e Seravezza incominciò a fare una seria concorrenza a Carrara. Al dir del Repetti la cava di Falcovaja dà il marmo statuario più fino, più compatto e più candido che si conosca. Oltre i marmi preziosi, pietre dure adoperate nella cappella dei Medici a San Lorenzo di Firenze, e anche malachite si trovano in quel di Seravezza.

Nel 1843 contavansi già 18 cave; furono riaperte le antiche nei monti della Cappella e di Trambiserra, quindi quella della Costa e le nuove di Valle Ventosa, dei Canali di Falcovaja, alla Polla e alla Vincarella: queste tre gole sboccano in un luogo aperto, donde i marmi trasportarsi al mare ed imbarcansi nella borgata detta Forte dei Marmi: ivi la spiaggia da qualche anno è assai frequentata per i bagni.

Nel suddetto anno 1843 eranvi già 34 segherie, di cui la più bella d’ Henreaux tutta in ferro fuso che segava simultaneamente 250 tavole, e 12 lisciatoi o frulloni, il tutto mosso da forza idraulica.
Nel 1890 le segherie erano 58, i telai 210, i frulloni 198.

Cicognani -6 - Pag. 65 - Seravezza. Trasporto di un blocco di marmo.
Seravezza. Trasporto di un blocco di marmo – foto tratta da Vecchia Versilia di Valeriano Cecconi – Tellini Editore 1981

Fonderie e miniere. — Sulla Ruosina parecchie fonderie lavorano ferro vecchio; in valle Ventosa fonderia di rame Pacchiani e antica fabbrica Leoni di canne da schioppo. Nell’ottobre del 1839 certo signor Senvah riseppe a Ripa, a sud-ovest di Seravezza, da un contadino che nello scisto talcoso trovavansi filoni di cinabro. Ei formò tosto una società, la quale, dal gennaio 1842 al novembre 1843, aveva già ricavato 140 quintali di puro mercurio. In seguito costituironsi altre società, ma ora l’escavazione del cinabro è cessata da molto tempo.

Acque minerali. — Presso la sponda destra del torrente Serra e poco sopra Seravezza sul monte Pancola, sprone del monte Altissimo, da rocce di calce-scisto e di calcare sub-lamellare, coperte da un’argilla ocracea, sgorga un’acqua minerale salina e leggermente ferruginosa, della temperatura di gradi 12,50; analizzata, nel 1834, dal prof. Giulj. Si prende per bevanda contro le ostruzioni della milza, la debolezza dello stomaco e in certi disordini uterini.

Cenni storici. — Vuolsi esistesse sin dal 900 sotto il nome di Sala Vetizia, ossia Sala Vecchia e, nel 1269, fu distrutta dai soldati di Carlo d’Angiò che la tolsero ai suoi signori feudali ghibellini, dai quali passò sotto la giurisdizione assoluta della Repubblica di Lucca. Tale si mantenne per tutto quel secolo fedele al governo lucchese finché, nel 1429, il commissario fiorentino di guerra, Astorre Gianni, la saccheggiò e devastò orribilmente, come si legge nel libro IV delle Storie Fiorentine di Machiavelli. Seravezza condivise poi la sorte di Pietrasanta, già da noi narrata, e fu sottomessa ai granduchi, sotto i quali andò acquistando una vita sempre più prospera.

L’imponente paesaggio delle montagne di Seravezza attirò anche Massimo d’Azeglio che ivi, in una modesta casetta, terminò il Nicolò de’ Lapi (1840).

 

( Strafforello Gustavo, brano tratto dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” – 1890 )

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Poesie Stralciate ha detto:

    Ignoro il motivo ma ho sempre amato Seravezza

    Mi piace

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