Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 17 – La caccia in città -5


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Firenze – Loggia del Bigallo – immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Firenze” di Strafforello Gustavo – 1890

[…]
— Mi ama ? — riprese l’ altro, pallido e tremante per la profonda commozione.
— Così non fosse ! perchè quest’amore, per te, è la più grave sciagura che ti possa incorrere nella vita : quest’amore è la camicia di Nesso… che ti divorerà.
— E la sua indifferenza ? la sua ostinazione a non volermi più ricevere ?
— Vani conati, inutili tentativi, per soffocare una passione, che ella stessa, per la prima, riconosceva funesta ad entrambi.
— Amerigo ! — disse Stanislao, mezzo fuori di sè — non sarebbe questo uno scherzo infernale ?
— Ah — gridò il Conte indignato — tu dubiti di me ? tu cerchi dunque la tua estrema rovina ?  la desideri, la domandi a braccia aperte ? Ebbene, si faccia la tua volontà. Leggi.

In così dire, Amerigo tolse dal suo portafoglio un biglietto in carta perlata, e lo consegnò a Stanislao, soggiungendo prestissimo e a mezza voce:
— Questo biglietto era diretto a te: io l’ho carpito furtivamente dal tavolino della Contessa. Il desiderio vivissimo di salvare un amico dall’abisso, mi ha fatto commettere questa azione indegna. Ho fatto male, lo so: ma la mia coscienza è tranquilla.

Stanislao prese tremando dalle mani del Conte il biglietto: lo aprì, si provò a leggerlo — ma la vista gli si appannava. Un’ agitazione febbrile lo aveva invaso per tutta la persona.

I nostri lettori avrebbero torto di meravigliarsi dello strano sbalordimento del giovine Teodori, e di scrollare il capo, come al racconto d’una cosa incredibile. Si rammentino che Stanislao era uscito di poco dalla clausura del collegio: che era affatto nuovo del mondo: e, per di più, si rammentino che l’amore, e in special modo quando viene accompagnato da certi contrasti e da certe, impreviste circostanze, ha per il solito la proprietà di rintronare il povero cristiano, come farebbe un embrice che cada perpendicolarmente sul capo.

Oltracciò, non sarà male aver sempre presente agli occhi, che quattordici o quindici anni fa, cioè al tempo in cui accadevano i fatti che raccontiamo, non era ancora del tutto spenta la razza gentile degli ingenui, dei collegiali, dei giovani insomma di buona fede e di buona volontà, che credevano fermamente alle donne, all’amore, all’eternità degli affetti — e, Petrarchi in-18° attaccati di lattìme, confidavano con tutta effusione i loro affanni segreti alla luna, all’erbetta dei prati, ai ruscelli, agli augelletti e alle foglie del bosco.

Oggi, lo sappiamo, la società attuale ha cambiato intieramente d’aspetto. È inutile negarlo: Dal 1848 al 1850 sono trascorsi almeno cinquant’anni.  Ci siamo addormentati giovani — e ci siamo destati o vecchi, o decrepiti.

Nella società attuale non sono rimaste che due sole categorie: quella dei bambini e l’altra degli uomini fatti. La categoria intermedia dei ragazzi e dei giovanetti è definitivamente sparita. Al giorno d’ oggi, le illusioni, le aspirazioni, i sogni, cominciano dal ritorno da balia e finiscono ai dieci anni.

Dai dieci anni in sù, si fuma la nicotina del regio Appalto, si cura l’infreddatura col Cognac, si mastica per vezzo la pietra infernale, si ride con Voltaire, si ragiona con Elvezio, si amoreggia con Faublas alla mano. In tanta metamorfosi di cose, in tanto rimescolio d’opinioni e d’interessi, l’Amore, poveretto ! vi ha perduto le ali, le frecce, la faretra, la benda ed è rimasto un birichino di strada.

I sospiri, le lacrime, l’ambrosia d’un primo bacio, l’intelligenza arcana di due anime innamorate, sono tutte anticaglie passate di moda e cascate in mano dei rigattieri e dei poeti. L’amore, gira e rigira, è diventato una formula di valuta intesa. Non lo credete ? lo stesso frasario valga a dimostrarvelo :

Una volta, al tempo dei trovatori, dei liuti, dei Cavalieri antichi, delle dame e dei castelli turriti, si diceva — Amare.

Più tardi, quando alla lealtà dei sentimenti cominciò a mescolarsi un po’ di commedia, allora si disse — Fare all’Amore.

Oggi poi, in questo secolo positivo e banchiere, in cui, spogliata ogni cosa da qualunque orpello di poesia, si riduce tutto a formula mercantile, è venuto in moda il verbo : — Trattare !

— Ah !… io sono felice ! — gridò Stanislao, accostandosi alla bocca la lettera della Contessa.
— Felice ?… ma sai tu — riprese cupamente Amerigo — sai tu che questa donna ha un marito ?
— Lo so.
— Sai tu che questo marito è un rifiuto dei reggimenti d’Affrica, un cattivo arnese, un rompicollo… e che da un momento all’altro potrebbe tornar qua a fare il geloso… a fare il marito oltraggiato ?
— Lo so, lo so — gridò impaziente Stanislao — ma nulla mi spaventa: nulla !

Questo scatto improvviso di coraggio civile era affatto nuovo nel carattere e nelle abitudini del giovine Marchese: ma l’amore è uso a operare siffatti miracoli.

Probabilmente Leandro non si sarebbe giammai arrischiato a traversare a nuoto l’ Ellesponto, se la bella e innamorata Ero non lo avesse atteso sull’opposta riva.

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Herman ha detto:

    Hi Carlo! Thank you for visiting and following HoB. Much appreciated! Grazie mille!

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Grazie a te.

      Liked by 1 persona

  2. cindy knoke ha detto:

    Viva Italia!!!

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Thank you !!!
      😊😊😊

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