Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 18-  Un trabocchetto -3


Firenze - Loggia dei Lanzi - 2015 - 07 - 09 - DSCF0113
Firenze – Loggia dei Lanzi

[…]

La mattina del 1° Novembre, il Calami andava a casa della Contessa Floriani.

— E così ? — domandò questa, appena lo vide entrare in salotto.
— Ha pagato come un banco !
— Ed io che avrei ceduto la mia porzione di credito per la metà !
— Sciagurata — disse il Conte, tentennando il capo — tu non sai che con me doventano solventi anche i figli di famiglia. Eccoti novemila cinquecento lire. Riscontra questi fogli.
— L’obbligazione era di ventimila — osservò la Contessa facendosi seria, e posando con mal garbo sulla tavola i fogli di banca che aveva ricevuti dal Conte.
— È vero — riprese l’altro — ma bisogna defalcare dalla somma le mille lire che passai all’uomo di paglia.
— Mille lire ?… Sarà !
— È, è, è ! — replicò vivamente il Calami, mostrando di chiamarsi offeso dell’atto dubitativo della Floriani.
— Non dico di no ! sarà !… eppoi, bisogna starsene alla buona fede: ci sono delle operazioni che non si possono fare colla ricevuta alla mano.
— Ma quando vi dico !…
— Non c’è bisogno di riscaldarsi ! sarà… mi pare un po’ caro !… mille lire.
— Sappiate, o Signora, che vi sono dei segreti che non si pagano mai abbastanza.
— Non se ne parli più — disse la Floriani, con modo disprezzantc — Mi pare però che, invece di stare attaccato alla spezzatura delle cinquecento lire, fosse più equo e più conveniente per voi passare a me dieci mila lire.
— Voi intendete sempre la convenienza e l’equità a vantaggio vostro — interruppe il Conte.
— Non è vero: rammentatevi che io mi sono sacrificata per diversi mesi con un imbecille… durissimo a digerirsi…
— Però la prima idea fu mia !
— Ve l’accordo; ma calcolate, vi prego, il sacrifizio enorme !  le occasioni che in questo tempo mi si sono presentate !
— Vada per le occasioni — ribattè il Calami, nojato da questo tira-tira — Eccovi altre cinquecento lire, e mettiamoci una pietra sopra.
Est-ce-que vous m’en voulez, Monsieur ? — disse la Contessa, con una certa tal qual civetteria, dando un leggerissimo schiaffo sulle gote del Calami.
— All’opposto: più amico di prima. Qua la mano.
— E Firenze cosa ne dice ?
— Firenze ha un po’ mormorato.
— Maledettissimo vizio! — gridò la Floriani indignata.
— Emilia, non ci lamentiamo — riprese sogghignando Amerigo — questo è un paese d’oro: tanto le buone che lo cattive azioni vi hanno un eco di pochi minuti ! Egli è per l’appunto quello che ci vuole per noi !

Dopo pochi momenti, il Conte uscì. La Floriani, rimasta sola, si pose a tavolino e scrisse una brevissima lettera. Poi la chiuse e vi fece sopra il seguente indirizzo:

A Monsieur,
Le Marquis Stanislao Teodori
En Ville.

La lettera fu mandata al suo recapito. Nel medesimo tempo, la Contessa dette ordine formale e assoluto alle persone di servizio, che nel caso si fosse presentato il Marchese Stanislao, gli dicessero che ella non era in casa per tutto il giorno.

Sarebbe ora difficile voler descrivere a parole la sorpresa, il dolore e la disperazione del giovine Teodori, quando ebbe dal cameriere della Floriani una lettera concepita in questi termini :

Mio caro Stanislao.
 
È forza dividersi — e dividersi per sempre. Una mano di ferro è venuta a frapporsi inesorabilmente fra i nostri cuori: ogni resistenza sarebbe vana. Lo crederesti ?… i nemici eterni della mia felicità, hanno trionfato: io sono stata ferita nella parte più viva del cuore. Gli infami hanno osato suppormi rea di complicità nella malaugurata apparizione di quel mostro… che le leggi… mi condannano a riconoscere col nome di marito. Chiesi ardentemente a Iddio la grazia di non sopravvivere a tanto strazio: ma Iddio, ne’ suoi arcani consigli, non volle esaudirmi. Chi sa ? forse non ho ancora vuotato fino al fondo il calice delle amarezze: forse la provvidenza mi serba ad altre sciagure.
Addio, Stanislao! A te giovine, bello e ricco di cuore e di nobili sentimenti, non mancheranno altre donne, che potranno renderti beata l’esistenza. Sii felice, che io te lo desidero con tutte le forze dell’anima. Solo una grazia ti domando, ed è questa: che almeno qualche volta tu ritorni col pensiero ad una povera donna, che perdendo te, ha perduto nel mondo l’unico bene, che le facesse cara la vita. Addio e per sempre.
 
Emilia.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. reocochran ha detto:

    I liked the blue features in the decorative entrance, Carlo. 🙂

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  2. Amo Firenze molto!! (close to the extent of my Italian. Ho dominticato!)

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      I thank you for your attention and for your Italian… and sorry for my english.
      Carlo

      Mi piace

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