Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 18-  Un trabocchetto -6


Firenze - Veduta dal Giardino delle Rose con Sculture di Folon
Firenze – Veduta dal Giardino delle Rose con Sculture di Folon

[…]

Il rimanente dell’annata, Stanislao lo consumò in piccole scaramuccie coi suoi creditori.  L’abisso chiama l’abisso, e per riempire una buca — dice il savio — è giuocoforza molte volte scavarne due.

Destituito di qualunque credito e di qualunque fiducia, l’unico rampollo di casa Teodori si trovò costretto, per far quattrini, di ricorrere agli arzigogoli e agl’ingegnosi trovali dello scrocco e della bindoleria.  Sul principio se ne vergognava e ne sentiva rammarico: poi, a mano a mano, vi fece l’uso: e, frecciatore sfrontato, giunse al punto di raccontare agli amici le sue piccole truffe con quella fatuità gioviale, con cui si racconterebbe un frizzo ben fatto, o un’epigramma felicemente coniato.

La Sandrina lo conosceva a fondo ! Quando Stanislao si portò in Via Nuova, per concertare il modo di trovarsi a solo-a-sola colla giovine modista, sentì cantarsi sul naso quest’antifona:
— Tutto si fa: tutto è possibile: Ma… in primis et antonia, come stiamo a…? — la ricamatrice, fregando insieme l’indice e il pollice, fece quell’atto notissimo che significa denaro.
— Questa è un offesa ! — replicò il Marchesino, (il quale, a dirla in parentesi, oramai aveva fatto il callo a simili finezze).
— Meno smorfie: quattrini in tavola, eppoi se ne può discorrere !
— I quattrini ci saranno… E la risposta ?
— La risposta te la manderò… per quello che mi porterà l’acconto.

Stanislao trovandosi stretto, come suol dirsi, fra l’uscio e il muro, si lambiccò il cervello per mettere insieme un cinquecento di lire. Fedele al dettato evangelico — picchiate e vi sarà aperto: picchiò a molte porte: gli aprirono… ma non vi fu alcuno che gl’imprestasse un soldo. Già cominciava a disperare, quando eccoti ehe capitò la cena del Veglione.

Stanislao, per una di quelle confidenze che si scambiano fra gente della stessa risma e dello stesso colore, possedeva un segreto di Santa-Fiora. Quest’ultimo era stato preso da un capriccio indomabile per la simpatica nipote della Contessa Floriani.

Guai però se il Cavaliere avesse osato sbilanciarsi d’un mezza parola: guai se gli fosse sfuggito un’atto, un’occhiata imprudente. L’impetuosa Isolina Della-Bruna era là, capace di farne uno scandalo per tutta Firenze.

Il figlio di Teodori, a cui il bisogno urgentissimo di far denaro, aguzzava l’ingegno, pensò di tirar profìtto dalla situazione imbrogliata di Santa-Fiora.

Vinto ogni resto di vergogna, si offerse spontaneamente mediatore, promettendo di condurre la barca in porto, senza increspare la superficie dell’acqua, e senza il più piccolo rumore di remi. Santa-Fiora accettò di buon’animo e, come i nostri lettori hanno veduto, cominciò da sborsare un acconto di tremila franchi a Stanislao, per accaparrarsi la mano-d’opera dell’Olimpia (la confidente e la lancia spezzata della Contessa Floriani).

Sfumati i tremila franchi, Stanislao sentì ribrezzo d’aver pattuito a far le parti di Galeotto, negli amori di Santa-Fiora.

Ma era tardi !

Il Cavaliere, o per lettera o a voce, lo tormentava continuamente.

Finalmente un bel giorno, fatto animo risoluto, il Marchesino andò a trovare l’Olimpia, e barattate poche parole in genere, saltò fuori con questa mossa:
— Avrei trovato un’occasione per la Glicera… ma oh ! un occasione co’ fiocchi !
— Chi ? — domandò l’Olimpia, con atto di sorpresa.
— Giurami di mantenere il segreto.
— Lo giuro !
— L’occasione, che dico io…
— Sarebbe ?
— Il Cavaliere di Santa-Fiora.

L’ Olimpia, scrollando il capo, soggiunse pacatamente :
— Stanislao ! i debiti ti hanno attaccato il cervello.
— Ed io ti ripeto, che Santa-Fiora è innamorato morto di Glicera.
— Nulla di strano: un donnajolo di quella forza…
D’abord, Santa-Fiora non ha moglie.
— Che vuol dir ciò ?
— Vuol dire, che… all’occorrenza, potrebbe diventare un marito.
— All’ occorrenza ! — ripetè l’Olimpia, con un sorrisetto maligno.
— S’intende ! Da cosa nasce cosa: lo sai il proverbio ?… Dai retta a me : facciamoli trovare insieme a quattr’occhi… e Iddio provvederà.

Il giorno appresso, Stanislao, nel punto che si disponeva a uscir di casa, ebbe un bigliettino in questi termini:

Carissimo Stanislao 

Ti domando un piacere. Mio fratello scrive da Marsiglia che avrebbe bisogno urgentissimo di duemila franchi per entrare in una speculazione di sal borace, che potrebbe rendergli il cento per cento. Puoi favorirmi ?  Nel caso che i tuoi dissesti, non te lo permettessero, rivolgiti a Santa-Fiora. Favore per favore : io mi obbligo, per parte mia, di procurargli un abboccamento a quattr’occhi, nel luogo che sarà destinato, con quella persona — Attendo una risposta in giornata. Addio.
 
Olimpia

P.S.  A scanso d’equivoci, s’intende bene che le mie premure avranno per iscopo di combinare un matrimonio… Conosco l’onoratezza di Santa-Fiora, e mi basta.

Parve a Stanislao di essersi alleggerito d’un peso. Richiuso il biglietto, e cacciatoselo in tasca, corse difilato a casa del Cavaliere.

Picchiò: gli fu aperto:
— Santa-Fiora ?
— Non c’è.
— Dove lo posso trovare ?
— È partito stanotte.
— Per dove ?
— Per Odessa.

Alla novella imprevista, Stanislao rimasse come chi crede e non crede al tempo stesso. Guardò in faccia Giovanni, senza dir altro : poi ficcatosi il cappello sugl’occhi e giratosi tutto d’un pezzo sui calcagni, se ne venne via, borbottando fra i denti:
— Senza ritorno !…

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. cindy knoke ha detto:

    Such an amazing place!

    Mi piace

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