Stiavelli Giacinto – La vita in Toscana nel XIX° secolo – 4 – Festa di San Giovanni Battista


Firenze vista da Piazzale Michelangelo
Firenze vista da Piazzale Michelangelo

Di tutte le feste pubbliche della Firenze di una volta, quella che richiamava più gente era la festa di San Giovanni Battista, il santo patrono della città ; e i divertimenti che, in quella occasione, più facevano andare in solluchero erano i fuochi artificiali sul ponte alla Carraia e la corsa dei cocchi e dei fantini sulla piazza di Santa Maria Novella.

« Tutti i contadini dei dintorni e della provincia, per godersi bene lo spettacolo dei razzi e delle girandole, entravano in città alle prime ore della mattina, e, non volendo perder tempo, pigliavano subito il loro posto lungo le spallette del fiume. E in tutta la giornata non si muovevano più di là. La sferza spietata del sole canicolare per dodici ore continue li scottava, li cuoceva, li abbrustoliva; ma loro, duri…  Venuta intanto la sera, quegli ostinati credenti, mezzi arrostiti e mezzi morti dal caldo, dal sole e dalla sete, cadevano appisolati per terra e se la dormivano saporitamente, durante tutto lo spettacolo dei fuochi artificiali. Finito poi lo spettacolo, qualche volta si svegliavano, e dopo aver dato, sbadigliando, un’occhiata alle nuvole di fumo rimaste per aria, tutti contenti come pasque, si rimettevano in viaggio per tornare alle loro case lontane ».

E’ sempre il Collodi che racconta, in quel suo scrittarello « Gli ultimi fiorentini » , che oggi, forse, pochi ricordano, sebbene sia una delle cose più belle di quel felicissimo scrittore.

Nella corsa dei fantini, poi, i cavalieri « erano tutti in mutande di ghinea quasi di bucato, portavano in capo una berretta di carta fiorita, sulle spalle una giacchetta di cambrì a colori, e in piedi un paio di bigonciòli da pompiere, pregati per quella fausta ricorrenza a far le veci di stivali alla scudiera » .

Da parte loro, i cavalli « erano mogi, tranquilli, composti » come « tanti seminaristi di prim’anno davanti a Monsignore ». Nonché dare segni d’irrequietezza, o di vano spirito d’emulazione, o di giovanile impazienza, si sarebbero  « messi anche a sedere, se avessero avuto una seggiola dietro ».

 

( Stiavelli Giacinto, brano tratto dal libro “Antonio Guadagnoli e la Toscana dei suoi tempi” – 1907 )

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Firenze – veduta da S.Miniato – immagine tratta da “La patria – geografia dell’Italia – Firenze” di Strafforello Gustavo – 1890
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