Strafforello Gustavo, Massa e Carrara – 1890  – Alpi Apuane – Cave di marmo


Viareggio – Spiaggia e Alpi Apuane – 7 marzo 2017

Al dire dei geologi moderni le masse marmoree delle Alpi Apuane voglionsi ascrivere al Trias superiore e medio. Formano una massa quasi continuata riposante sopra scisti più o men cristallini e avente alla base una zona pressoché ininterrotta di calcari compatti, detti volgarmente grezzoni .

La formazione marmifera stendesi da Pietrasanta sino all’estremità settentrionale del gruppo Apuano presso Vinca e da Massa sino a pochi chilometri da Castelnuovo di Garfagnana, in un’area di forma ellittica, la quale misura più di 200 chilometri quadrati.

Presentemente l’estrazione del marmo in vaste proporzioni avviene soltanto nelle valli di Carrara, di Massa e di Seravezza. Il marmo predominante è il bianco comune e forma la base principale di questa industria lucrosissima.

Veduta generale monti marmiferi di Carrara
Veduta generale dei monti marmiferi di Carrara – Immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” di Strafforello Gustavo – 1890

Le cave in esercizio nel Carrarese sono circa 400. Il loro numero varia frequentemente perchè di frequente se ne attivano delle nuove ed abbandonansi le antiche, il cui numero ascende a circa 550. Le più rinomate sono quelle di Torano, di Fantiscritti e di Colonnata.

Le più frequentate sono le cave nella valle principale di mezzo, dietro il villaggio di Torano, a cui si va a destra pel ponte della Pa ove è la statua della duchessa Maria Beatrice (1861) e lungo la sponda destra del Torano. Sopra il villaggio la valle si divide in due gole : l’orientale sale alla vetta di monte Sagro ed ha quindici cave; Poggio Silvestro dà il marmo più bianco; Zampone, anche grigio; Polvaccio (di cui diremo più sotto), i più grossi marmi statuarii; Betogli, le lastre marmoree; Ravaccione (gruppo anfiteatrale), marmo bigio venato; Cima e Cavetta di Crestola, nel lato occidentale della gola, il marmo statuario più fino. Anche nella gola occidentale trovansi cave importanti del pari che nella laterale verso Colonnata e nella più piccola verso Miseglia. Una ferrovia lega le cave fra di loro e con la rete ferroviaria.

La cava classica, celebrata sin dai tempi romani per l’abbondanza e la grandezza dei massi marmorei statuarii, è la suddetta del Polvaccio sopra Carrara.

Da essa furono estratte le 1700 tonnellate di marmo per la Colonna Trajana in Roma; da essa si ricavarono i marmi della porta e dei capitelli interni nel Pantheon, dell’ arco di Tito, dell’ arco di Settimio Severo, per l’ Apollo del Belvedere, il busto di Cicerone nel Museo vaticano, il sepolcro di Nerone, il palazzo di Domiziano, l’ Antinoo del Campidoglio, lo decorazioni delle terme di Caracalla, alcune statue nel gruppo della Niobe; da essa uscì il marmo del San Giorgio di Donatello; ad essa aveva ricorso Michelangelo pel suo famoso Mosè, per la Pietà, per le colonne destinate alla facciata di S. Lorenzo in Roma e per le scolture nella celebre sagrestia nuova della stessa basilica.

Dalla cava del Polvaccio fu tratto fuori il masso (lungo 8 metri, largo ed alto 3) rinomato nella Vita del Cellini in cui l’ Ammanati scolpì, con grande spreco, il Biancone in piazza della Signoria a Firenze e l’Ercole e Caco.

Dalla medesima cava il Canova tolse un masso di 26.000 chilogrammi per la statua colossale di Napoleone, collocata poi dal suo vincitore Wellington nel sottoscala del suo palazzo a Londra.  Lo scalone del palazzo Reale di Napoli venne anche di là.  Una particolarità di codesta cava è che i suoi marmi statuarii sono avvolti in giro da uno strato profondo ed unito di marmo ordinario bianco chiaro.

Frana monti marmiferi del carrarese
Frana nei monti marmiferi del Carrarese – Immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” di Strafforello Gustavo – 1890

Sul torrente Carrione sopra Carrara e sul torrente Frigido sopra Massa vi sono più di 100 segherie di marmo e gli operai sommano a 5.500 circa per le cave o per i trasporti, a 1.000 per i laboratori e quasi 500 per le segherie.

L’industria del marmo ebbe momenti floridissimi (ai tempi nostri specialmente per opera delle ditte Walton, Henraux, Giorgini, Guerra, Fabbricotti, Binelli, che adottarono molti perfezionamenti nella segatura dei marmi) e momenti di completo abbandono, come al tempo della prima Rivoluzione francese.

Ripigliò nel 1846, nel qual anno esportaronsi 15.000 tonnellate, quantità che parve allora enorme. Al presente se ne estraggono annualmente, nel Carrarese e nel Massese, tonnellate 200.000 del valore di 14 milioni di lire.

Il marmo statuario costa da 200 a 1.800 lire il metro cubo; il bianco chiaro da 130 a 224 lire; il venato da 190 a 250 lire.

 

 

( Strafforello Gustavo, brano tratto dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” – 1890 )

Viareggio - Panorama dal molo - 7 marzo 2017
Viareggio – Panorama dal molo – 7 marzo 2017

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. MARIO VENUTELLI ha detto:

    gRAZIE

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