Strafforello Gustavo, Livorno – 1890 – Porto Vecchio e Porto Nuovo


Livorno – Veduta del porto – immagine tratta dal libro “Livorno” di P.Vigo – 1915

Il porto Vecchio ideato da Cosimo I, ampliato da Ferdinando col così detto Braccio di Ferdinando, fu munito da Cosimo II di un molo che parte dal ponte alla Sassaia e termina con un fortino. Questo Molo Cosimo è lungo 525 m. e l’area del porto che aiuta a formare abbraccia 200.000 mq.

A tergo, in luogo dell’antica scogliera, rimossa nel 1864, stendesi una spianata ampissima costruita col materiale scavato nella nuova Darsena.

Non bastando più alla navigazione e al commercio per la sua poca profondità il porto Vecchio, Leopoldo II ordinò nel 1852 l’erezione della grande muraglia curvilinea del Porlo Nuovo, lunga 1130 m. terminante a sud e a nord con un fanale e col suo centro discosto 800 m. dal Molo Vecchio. Questo Molo Nuovo, ultimato nel 1863 sotto la direzione dell’ingegnere francese Poirel, ha la profondità media nella concavità di m. 9, e verso la punta sud, di m. 10.30. Ultimamente fu costruita per frangere le onde e proteggere il porto Nuovo dai venti sud-sud-est e sud-sud-ovest una diga in linea retta lunga 400 m. .

L’antico celebre Faro fra il Molo Vecchio e il Molo Nuovo è, al dire di Goro di Stagio Dati, uno dei più belli del inondo. Fu eretto sotto Ferdinando I sullo scoglio dove i Pisani ne avevano già innalzato, sin dal 1163, uno più piccolo; nel 1841 esso ricevè il suo bel sistema illuminante. Dall’alto di quel faro si domina la città e i due porti, il Montenero co’ suoi villini numerosi, Pisa appiè delle sue montagne e verso il mare la lontana Gorgona e la Meloria, rinomata nell’istoria per tre battaglie navali.

Qui re Enzio, con ventisette galee imperiali e quaranta pisane, aspettò la squadra genovese di ventisette sotto il comando di Guglielmo Embriaco, il quale trasportava a Roma, per un Concilio, buon numero di cardinali, vescovi e abati. La battaglia fu appiccata il 3 maggio 1241 e terminò con la sconfitta dei Genovesi. Due soltanto delle loro galee si posero in salvo e tutta la torma ecclesiastica fu tratta nelle carceri ghibelline.

Più celebre ancora è la sanguinosa battaglia navale combattuta 43 anni dopo sul medesimo luogo fra Genovesi e Pisani, i quali rimasero pienamente sconfitti.

Il 16 maggio 1410 Ottobuono Giustiniani, con cinque galee dei Genovesi, alleati di Ladislao, re di Napoli, incontrò la squadra francese di Luigi d’Angiò composta di sette galee, molti piccoli legni e 8000 uomini. La destrezza vinse il numero e i Francesi perdettero cinque galee.

 

 

 ( Strafforello Gustavo, brano tratto dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Massa e Carrara, Lucca, Pisa e Livorno” – 1890 )

Livorno – Altra veduta del porto – immagine tratta dal libro “Livorno” di P.Vigo – 1915
Livorno – Veduta generale della darsena – immagine tratta dal libro “Livorno” di P.Vigo – 1915

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. vikibaum ha detto:

    che bell’articolo, foto comprese…

    Liked by 1 persona

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