Stiavelli Giacinto – La vita in Toscana nel XIX° secolo – Scrittori, pensatori… esuli


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Firenze – Casa di Dante Alighieri

In Toscana si pensava, si scriveva, si faceva; e si pensava, e si scriveva, e si faceva bene.
Le scienze erano più avanti che in altre parti d’Italia, e basta ricordare i nomi di Giovanni Inghirami, di Paolo Savi, di Francesco Forti, tutti toscani, per vedere se non dico giusto.

Lo stesso è a dirsi delle arti belle. Cesare Benvenuti, il Bezzuoli, il Pollastrini, Luigi e Cesare Mussini, il Camuccini, Francesco e Giuseppe Sabatelli dipingevano quadri, e il Bartolini e il Duprè scolpivano statue che richiamavano l’attenzione e avevano la lode degli stessi stranieri.

La letteratura, poi, era in auge. Infatti scrivevano il Niccolini, il Guerrazzi, il Giusti, il Capponi, Carlo Bini, il Centofanti, il Rosini, il Vannucci, il Thouar, l’Arcangeli, il nostro Guadagnoli, altri ed altri che troppo lungo sarebbe enumerare.

Chi scriveva sul serio e chi no ; chi per far pensare, e chi per tenere allegre le brigate.

Quelli che scrivevano per far pensare non potevano liberamente stampar la roba loro, questo no, perché il Governo di Leopoldo II, che era tenuto d’occhio dall’Austria e dal Papa, non l’avrebbe potuto permettere; ma scrivevano e pubblicavano (sia pur che stampassero alla macchia) e non erano seriamente importunati. Il governo lorenese chiudeva un occhio, e, all’occorrenza, tutti e due.

Se avesse voluto, avrebbe facilmente scoperto dove quelle tali poesie, quei tali romanzi rivoluzionari si stampavano, ma non si curava di saperlo. Ad ogni modo, avrebbe potuto punire gli autori, come gli altri governi d’Italia avrebbero fatto; ma no; quello lorenese lasciava correre.

Pei loro scritti nessuna noia ebbero a soffrire il Niccolini e il Giusti, sia pure che se la pigliassero col Papa, coll’Austria, collo stesso Granduca, non risparmiando nessuno. […]

Nel granducato venivano accolti liberalmente gli esuli delle altre provincie d’Italia, anche se perseguitati a morte dai tiranni alle cui grinfie erano sfuggiti ; e, se non si davano a congiurare in modo troppo aperto e non alzavano tanto la voce, vi godevano ospitalità tranquilla.

Da noi, infatti, furono ospitati il Colletta, il Giordani, il Ranieri, i Poerio, il Troja, il Libri, il Pepe, il Tommaseo, il D’Azeglio, altri molti, i quali tutti contrassero nelle nostra terra amicizie fraterne.

Scrive l’ultimo dei ricordati (nei suoi Ultimi casi di Romagna) :

« Leopoldo II raccolse i profughi italiani laceri e bisognosi di tutto, e gli provvide di soccorso perchè non cadessero, almeno, di fame e di stento, sulla strada che li conduceva alla terra d’esilio, con dispetto dell’Austria, e con dispetto misto, forse, d’invidia di qualche principe italiano : gratitudine ed ammirazione per noi popolo ».

 

 

( Stiavelli Giacinto, brano tratto dal libro “Antonio Guadagnoli e la Toscana dei suoi tempi” – 1907 )

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5 Comments Add yours

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Terra che non manca di meraviglie architettoniche, monumentali e culturali.

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  2. tachimio ha detto:

    Grande terra la Toscana, culla d’arte e di cultura. Buon week end caro Carlo. Isabella

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Buon week end anche a te.
      Saluti, Carlo

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