Stiavelli Giacinto – La vita in Toscana nel XIX° secolo – Libri rivoluzionari e censura


Firenze - La piazza dell'Annunziata 1
Firenze – La piazza dell’Annunziata – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

Ognuno, direi quasi, poteva leggere tutto quel che gli pareva e piaceva, purché salvasse un po’ le apparenze; e ciò quando in Piemonte, sotto il regno di Carlo Alberto, si puniva colla fucilazione il reato di leggere la Giovine Italia del Mazzini.

Di giornali e di libri rivoluzionari, venuti di Francia e d’Inghilterra, erano piene le case, e Tizio li imprestava a Caio, ben inteso con le debite precauzioni. Essi, or dirò, venivano introdotti nel granducato nascosti nei falsi fondi di barili o di botti, oppure, se si trattava di libri, con frontespizi adulterini, di modo che il frontespizio della Gerusalemme Liberata serviva, spesso, a far penetrare in Toscana la Storia del Botta o le Poesie del Berchet, e quello di un’opera del Segneri a farvi penetrare L’Assedio di Firenze del Guerrazzi. Quei  giornali e quei libri, per altro, si leggevano più per curiosità che per amor di rivoluzione, inquantochè, come argutamente nota il Gruerrazzi ne’ Asino : « si trovavano i popoli della Toscana condotti a desiderare cose nuove per la memoria delle antiche franchezze e per amore astratto della libertà »  e non per vero e proprio bisogno.

Ma siccome ogni regola ha la sua eccezione, così dirò che, mentre in Toscana circolavano, direi quasi, liberamente giornali e libri intesi a rivoluzionare la gente (e qui rivoluzionare, per quanto brutto, sta bene), uno scritto era, invece, perseguitatissimo, quello dell’ Insegnamento Popolare di Gustavo Modena, tanto che certo Luigi Gelli, fiorentino, per essersi fatto trovare in casa un esemplare di quell’opuscolo, si buscò quattro mesi di carcere e la vigilanza della polizia.

Quanto all’ Insegnamento Popolare del Modena, esso era un opuscolo di un centinaio di pagine, nelle quali papi e principi erano conciati pel di delle feste. Il concetto unitario vi era svolto e difeso con molta vigoria di argomentazioni, ed il papato, cancro d’Italia, v’era combattuto con un’eloquenza formidabile, quella eloquenza che il grande attore sapeva.

L’opuscolo venne dal Modena stesso e dalla Giovine Italia diffuso per tutta la penisola a migliaia e migliaia di copie, e diè un gran da fare a tutte le polizie. Ma mentre le polizie degli altri stati d’Italia facevano sul serio, quella di Toscana si direbbe quasi che facesse per burla. Infatti, strillava e minacciava; strillava per venti e minacciava fuoco e fiamme; ma, nel suo mal fare, concludeva poco o nulla.

Così, in Toscana, la censura. Essa proibiva, proibiva — sia nell’ammissione dei libri e dei giornali, sia nella revisione dei manoscritti — ma era più severa a parole che non a fatti, e finiva quasi sempre coll’essere corbellata.

 

 

 

 

( Stiavelli Giacinto, brano tratto dal libro “Antonio Guadagnoli e la Toscana dei suoi tempi” – 1907 )

Firenze - Fontana dell' Annunziata
Firenze – Fontana dell’Annunziata nella piazza omonima – Immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Firenze ” di Strafforello Gustavo – 1890
Firenze - Statua equestre di Ferdinando I
Firenze – Statua equestre di Ferdinando I in piazza SS. Annunziata – Immagine tratta dal libro “La Patria – Geografia dell’Italia – Firenze ” di Strafforello Gustavo – 1890
Firenze - Piazza dell'Annunziata
Firenze – Piazza dell’Annunziata

 

 

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