Carlo Lorenzini (Collodi) – In Carrozza… inizia un romanzo – 1


Firenze – Ponte Vecchio

Dopo dieci minuti di mal vettura ( che potrebbe far seguito al mal di mare ) giunsi alla porta della Stazione e smontai. Non appena ebbi messo il piede dentro la navata della Stazione mi trovai spettatore di una di quelle sublimi scene d’amore incompreso e d’abbandono ineffabile, che sono il cibo prelibato a cui, i poeti del giorno, fanno tanto la caccia, come potrebbero farla le api alle stille che spuntano sul fiore — o i can-barboni alle mosche negli infuocatissimi solleoni d’ agosto !

— Addio!…

Immagina, o lettore, che questa mestissima parola cada mollemente dalle labbra fresche e vermiglie di una bionda di ventun’ anno, per quindi andare a posarsi — forse accompagnata da un bacio e da un sospiro — sulla bocca tremante e semiaperta di un giovine bello, come l’ Antinoo dei Greci, innamorato e fantastico, come lo Stenio di Giorgio Sand.

O Lettore! se non hai un’anima capace di comprendere (come direbbe un Ortis di 14 anni) tutta la solennità di quell’ ineffabile momento, nel quale due spiriti innamorati si scambiano un ultimo Addio; — se non hai un cuore capace di sentire (come direbbe una modistina dei nostri tempi) tutta la poesia di due capigliature che si confondono, di due bocche che si avvicinano, di due sospiri che s’ incrociano, di due mani che si stringono fra loro convulsivamente, allora…  salta a piè pari questo capitolo — questo capitolo non è fatto per te !

Io lo dedico alle fibre che sanno commuoversi, agli occhi che sanno piangere, alle fantasie che sanno intendere e colorire. Se per caso, fra i miei lettori, ci fossero delle tigri, dei leopardi, degli orsi bianchi e…. dei padroni di casa, che costoro vadano ad aspettarmi al capitolo seguente — e forse c’ intenderemo.

— Addio…

Proferita questa parola, a mezza voce e con un accento che sapeva di forestiero, la bellissima bionda si staccò risolutamente dal giovine che la teneva per mano e, direttasi ad un Wagone di prima classe, vi saltò dentro elegante e leggera , come la lodoletta dei campi , come la gazzella del deserto.

I pochi passeggieri che, dondolandosi in su e in giù per la gran corsia di fianco, o spenzolandosi agli sportelli delle carrozze , stavano oziosamente aspettando che all’ orologio della Stazione fosse dato l’ordine di accennare l’ora della partenza (sulle strade ferrate la disciplina del servizio è così severa, che anche gli orologi dipendono dalla volontà dell’ Ispettore !…) tutti, chi più chi meno, avevano posto mente a questa drammatica scena d’amore e d’abbandono!

Chi era la bella incognita ?!…
[…]

 

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

Firenze – Lungarno

Firenze – Ponte Vecchio
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. outsideauthority ha detto:

    The last two photos are gorgeous

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Thank you.

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