Carlo Lorenzini (Collodi) – In Carrozza… inizia un romanzo – 2


Firenze – Duomo

[…]
Era una giovine signora, svelta della figura, come il palmizio, elegante e profumata, come il cedro del Libano. Aveva i capelli di un biondo-cenere: gli occhi grandi e celesti, il naso profilato e regolare. La sua pelle bianchissima e fine lasciava travedere i serpeggiamenti azzurri delle vene e delle grandi arterie: i suoi labbri, leggermente tumidi e sporgenti, rivelavano il tipo alemanno forse incrociato ai sangue reale di qualcuno dei piccoli principotti della Germania.

Appena la disdegnosa bellezza teutonica, tutta chiusa e avviluppata in un ricchissimo scialle dell’ Indie, si fu coricata con leggiadro abbandono sopra il cuscino del wagone, il povero giovine, che era rimasto muto ed immobile sulla porta della Sala d’ aspetto, fece un gesto di disperazione mal dissimulata e disparve.

Straziante pantomima !

L’incognita che, senza guardare, aveva tutto veduto (arte difficilissima, nota soltanto alle donne) trasse dalla piccola borsa di seta cremisi un fazzoletto di battista diafana e trasparente, se lo portò con disinvoltura agli occhi — e dagli occhi lo fece discendere al naso !

Regola generale: una donna che ha bisogno di piangere e non vuol piangere — si tormenta il naso ! Assistete a un dramma, a una tragedia, insomma a qualcuno di quei tanti spettacoli dove il pubblico si diverte a soffrire e sentirete in mezzo al silenzio religioso dell’udienza, che i nasi delle donne sono i primi a dare il segno della commozione profonda e universale.

Ora vorrei un poco che i fìsiologisti mi sapessero dire, all’ incirca, quali nervi simpatici esistono fra il cuore e il naso, e come avvenga che la sede degli affetti e delle passioni si trovi in corrispondenza diretta con quella protuberanza cartilaginosa, di forma e di misura variabili all’ infinito, che divide in due sezioni più o meno uguali, la superfìcie dell’umano sembiante !

Se basta molte volte una rima, venuta a caso, per decidere un poeta a fare un sonetto colla coda, o senza ; se basta uno stornello, una bizzaria, un capriccio, cantarellato o fischiato sotto voce da qualcuno che passi nella strada, per ispirare ad un maestro di musica il largo di un gran finale, o il motivo di un notturno, o la mossa di una galoppe ; cosi, credetelo pure, spesso non ci vuol altro che un’ occhiata, una stretta di mano, o una parola mormorata fra due individui di sesso diverso, perchè un povero giovine di fantasia sbrigliata, cominci subito ad almanaccare colla testa, e, forse senza avvedersene, si metta nel caso di tessere, sopra pochi dati di nessuna consistenza, un romanzetto d’invenzione per uso proprio, o una qualche leggenda immaginaria d’amore, degna di far seguito a tutte le leggende poco slave ( e molto slavate ! ) dei nostri Bardi moderni.
[…]

 

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

Firenze

 

Firenze – Santa Croce
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    una prosa elegante. Un Colloqui quasi sconosciuto

    Mi piace

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