Carlo Lorenzini (Collodi) – In Carrozza… inizia un romanzo – 3


Firenze – Palazzo Vecchio

[…]
Altrettanto accadde a me : l’episodio, fra la bellissima bionda e il giovine, mi aveva messo di mal’ umore. Mille e mille pensieri cominciavano a ronzarmi per la mente. Chi sono quei due innamorati ?… qual forza tiranna li divide ?… qual’è quel marito anti-drammatico, che viene a frapporsi tra loro ?…

E così, di pensiero in pensiero, la mia mente si lanciava a volo per i campi del fantastico, allorquando mi accorsi che un incognito, seduto accanto a me, osava fissarmi addosso un par d’ occhi sgranati e curiosi, nè più nè meno, che se io fossi stato per esso un pterodattilo o un mastodonte.

Vi sono su questa terra certi esseri creati a posta per occuparsi dei fatti degli altri. Come la cicala campa di canto e rugiada, così costoro vivono di storielle, di brache, di chiacchiericci, di piccoli pettegolezzi, di cronachette scandalose, e… di simili porcherie. Guardateli in faccia, e li riconoscete a colpo d’occhio. Tutta la loro fisonomia è sempre atteggiata in modo, che vi sembra un punto interrogativo, in permanenza. Le loro pupille mobilissime ed attente, i loro cigli in continua tensione, e il sorrisetto leggero e stereotipato, che hanno per abitudine a fior di labbra, rivelano quella febbre ardente di chiedere, di domandare, d’ informarsi e di indovinare, che internamente li consuma.

L’individuo che mi stava accanto apparteneva a questa specie. Esso spiava attentamente il momento che io mi voltassi dalla sua parte o che per caso gli gettassi gli occhi addosso, per avere il destro di salutarmi, dirigermi qualche parola, e attaccar meco un poco di cicalata.

E difatti, non appena ebbi finito di girare la testa per veder bene a chi appartenessero le due lanterne che mi squadravano con tanta premura, che il vampiro mi fermò con un sorriso, a modo di saluto, e stropicciandosi le mani mi disse:
— Il signore, va a Livorno ?
— No.
— Dunque si ferma a Pisa ?
— Neppure.
(Breve pausa: quindi il curioso soggiunse).
— Cosa fanno a Pontedera ?
— Suppongo, che staranno bene.
— È un bel paese Pontedera! lei ci va spesso: io credo già davercela incontrata più volte.
— Può darsi, ma io credo di non esserci stato mai…
— Scusi, scusi : confondeva Pontedera con Empoli ! È a Empoli che io ho avuto il piacere di vederla.
— Sarà difficile…
— Perché ?
— Perchè Empoli lo conosco soltanto per quel che se ne vede dai vagoni della strada ferrata !
— Ma sa che questa è curiosissima davvero ! Eppure avrei giurato !… Scusi la mia indiscretezza : ma lei, se non sbaglio, dovrebbe avere una villa a Montelupo.
— La dovrei avere, ma non ce l’ho.
— Intendiamoci bene: non dico precisamente a Montelupo, ma lì nelle vicinanze; anzi a rigor di termine, la sua villa si può dire che resta su quel di Signa.
— Se lei crede che si possa dire…. lo dica pure : — soggiunsi io, soffiando come un istrice, ed alzandomi da sedere. Forse in altro momento l’ insistenza di questo curioso mi avrebbe divertito, ma per l’appunto mi coglieva in un quarto d’ora, in cui il mio spirito era interamente occupato in altre cose — e finì coll’indispettirmi.

L’episodio dei due amanti mi stava fitto nel capo, e malgrado che io facessi di tutto per allontanarlo, nonostante di tratto in tratto mi tornava a frullare nel pensiero (stile delle streghe del Macbeth), come il motivo popolare d’un’ opera in musica, dopo finito lo spettacolo. Cercai all’ intorno, se fra i diversi comunelli dei passeggeri, vi trovassi alcuno di mia conoscenza, che me ne sapesse dire l’ istoria ; ma invano : tutte faccie sconosciute, o note soltanto di vista. Dal bisbiglìo però che si andava facendo per la sala, e dai moti delle fisonomie, era facile accorgersi che gli uni interrogavano gli altri , circa l’avventura romantico-sentimentale : ma la conclusione, era un ristringersi nelle spalle o uno sporgere dei musi in avanti — significantissimo gesto mimico, inventato dai napoletani , e che, tradotto nella lingua parlata, significa: — non ne so un’ acca ! —
[…]

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

Firenze – Palazzo Vecchio
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    un’altro spaccato bello e divertente di un viaggiatore in treno.

    Mi piace

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