Carlo Lorenzini (Collodi) – Stazione di S. Donnino – 1/3


Firenze - Palazzo Vecchio -1
Firenze – Palazzo Vecchio

— San-Donnino a Brozzi ? — gridò la guardia della Stazione, con una voce slombata di tenore in riposo.
— Come ha detto? — chiese un giovine sui trent’anni, decentemente vestito, il quale dall’accento un poco serrato e da una certa sobrietà di parole, dava subito a conoscersi per non fiorentino.
— San-Donnino ! — gli ripetè un grosso negoziante d’olio, che gli stava accanto.
— Ah ! San-Donnino ! — riprese l’altro : e ridisse questa parola, quasi per volersi assicurare d’averla intesa per il suo verso. Nel tempo stesso una leggerissima crispazione di labbra, che sarebbe troppo chiamarla sorriso, gli sfiorò appena l’abituale serietà della faccia.
— Ride, il signore ! — osservò una voce grave di maestro di scuola. Questa voce apparteneva a un grandissimo paio d’Occhiali-verdi che stavano immobili come due vetrine, dinanzi al giovane, non fiorentino.
— Nient’affatto ! io non rido — riprese questi, un po’ maravigliato dell’apostrofe che lo coglieva all’improvviso.
— Il signore ha riso ! — insistevano gli Occhiali-verdi, collo stesso tuono di voce, e con un’imperturbabilità quasi impertinente.
— Ma no !
— Ma sì !
— Ora mi fate ridere davvero. — E qui il giovine, per non perdere la pazienza , dette in un grande scoppio di risa.

Prima di andare più avanti è bene che io vi dica che questi grandissimi Occhiali-verdi, con tendine idem, cuoprivano un omiciattolo tutto vestito di colore-spigo, una di quelle creature fatte a miseria che, considerandole dalla testa ai piedi, rivelano nelle singole parti del loro corpo una gretteria così manifesta , che quasi ti farebbe credere, che madre natura, nel conformarle, avesse adoperato uno scampolo, ossivvero, per non aver preso bene le sue misure, si fosse trovata mancante della stoffa necessaria a ricavarci sopra un individuo delle solite proporzioni.

— Voi avete riso — tornarono a ripetere con la stessa calma gli Occhiali-verdi — e il motivo è chiaro e lampante.
— Sentiamolo — soggiunse il non fiorentino, il quale cominciava a prendere un certo interesse a questo diverbio originale.
— Questo nome di Donnino — risposero gli Occhiali-Verdi — vi ha fatto un po’ di solletico negli orecchi: non è così ?
— Ebbene, avete ragione !
— Sia ringraziato il cielo.
— Spero però che converrete meco, che questo nome esce un po’ troppo dal catalogo dei nomi comuni.
— Per i nostri orecchi, lo so. Cosa volete, amico mio ? L’ acustica, ai giorni che corrono, ha progredito mirabilmente. Tutto, in oggi, dev’essere armonia: tutto dev’essere melodia e ritmo ! Io vi presento in me una vittima di questa suscettività auriculare dei tempi moderni.

[…]

 

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

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5 Comments Add yours

  1. newwhitebear ha detto:

    è un vero piacere immergersi in queste letture. Li spaccato di un tempo lontano ma non troppo dissimile dal nostro

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Ti ringrazio, saluti.

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  2. kethuprofumo ha detto:

    Bravo! Che bell’idea rappresentare la letteratura nei post! 🙂

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Ti ringrazio.

      Liked by 1 persona

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