Carlo Lorenzini (Collodi) – Signa – 2/2


Signa - 2 - Panorama - Immagine tratta dal libro Valdarno da Firenze al mare - 1906
Signa – Panorama – Immagine tratta dal libro “Valdarno da Firenze al mare” – 1906

[…]

— Ma la grande prosperità di questo paese, e per conseguenza l’aumento notevole della popolazione, devesi più che altro, alla celebrità dei suoi cappelli di paglia, che lavoravansi, innanzi che altrove, con mirabile maestria e solerzia dagli abitanti di questa Comunità. Da un’iscrizione, posta sul sepolcro di un Domenico Michelacci di Bologna , nella chiesa di S. Miniato a Signa, rilevasi che questo industre e benemerito bolognese fu il primo che introdusse e incominciò a commerciare coll’ estero i cappelli di paglia di Signa ( ossia di Firenze, come si chiamavano allora e come si dicono tutt’ oggi ).
— E i Signesi avranno innalzato un monumento a questo benefattore ?
— Ma che monumento ? — vi dico che è un modestissimo avello, con sopravi l’iscrizione che vi ho citata.
— Ah ! — riprese il giovine quasi ne fosse dolente — se gli Olandesi inalzarono una statua a colui che trovò il modo di salare e di conservare le aringhe , mi pare che i Signesi , con più ragione, avrebbero dovuto scolpire un mausoleo alla memoria di questo Domenico Michelacci.
— Voi dite bene, amico mio ; ma la gratitudine del resto, la non s’insegna e la non s’impara. Ognuno la manifesta, a seconda del modo che la sente: v’ hanno dei popoli e dei paesi ( e Dio vi guardi dal mettere fra questi la Toscana ! ) che ogniqualvolta si studiano di ringraziare altrui di qualche grosso benefìzio ricevuto, lo fanno in modo così sgraziato, gretto e meschino, che pare invece si atteggino a destar compassione, per ottenere dei novelli favori. Ma non tocchiamo un tasto, il quale alla lunga, riesce monotono e finisce col molestare le orecchie. Rientrando dunque nel seminato, vi dirò che Signa, in proporzione del suolo che occupa, è una delle Comunità più popolate del Granducato. Conta all’ incirca sulle 6000 anime. Anni addietro, quando, cioè, la lavorazione di cappelli di paglia, non era cosi diffusa e conosciuta all’estero ( i forestieri finiranno col rubarci anche l’aria ! ) il paese di Signa fu una piccola California, dove l’oro e l’argento vi colavano da tutti i mercati. Il Castello e i suoi casolari all’intorno vi davano l’immagine di un grande opificio di cappelli di paglia; donne, uomini adulti, e fino i ragazzi di piccolissima età si vedevano assisi sugli usci delle case, e seduti lungo le vie, intenti a preparare la paglia e a lavorare la treccia. Oggi… heu quantum mutatus ab illo ! Prima erano le braccia che mancavano al lavoro: oggi è il lavoro che manca alle braccia !  Varie ville sono disseminate nei contorni della Stazione di Signa, come quelle del Conte Alberti, Cattani, Cavalcanti (con vasto parco) Michelozzi, Bicchierai, Bruti: e queste sulla riva destra del fiume. Sulla sinistra poi si notano la villa della marchesa Prati, anticamente Pandolfini, l’altra del marchese Roberto Pucci detta di Bellosguardo e la villa Benini già Martellini.  Ma la villa che più di ogni altra colpisce 1’ occhio del viaggiatore per la sua ridente ed amena situazione, è quella delle Selve, distinta da un grande orologio a torre, con facciate ben architettate, giardino e bosco all’ inglese. È posta precisamente di fronte alla Stazione , sul culmine della Collina di Gangalandi, presso la chiesa del ex Convento delle Selve.

Ponte a Signa - Villa delle Selve - immagine tratta dal libro di Collodi “Un romanzo in vapore - Da Firenze a Livorno – Guida storico-umoristica” - 1856
Ponte a Signa – Villa delle Selve – immagine tratta dal libro di Collodi “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno – Guida storico-umoristica” – 1856

Da questa villa si gode una magnifica e vasta veduta sopra Firenze, il corso dell’Arno e gran tratto della via ferrata. Fu qui che il divino Galileo soggiornò dal 1611 al 1614, quando scuoprì le stelle Medicee e le macchie solari. Vi abitò pure Luisa Strozzi con sua madre Clarice, onde sfuggire le persecuzioni tiranniche del Duca Alessandro dei Medici. La costruzione della villa delle Selve rimonta a tempi molto lontani; la famiglia Vitelli. la possedè per la prima, passò quindi agli Strozzi, Medici, Salviati e Borghesi, ed ora appartiene a Maurizio Cappelli di Firenze. Attesa la purezza dell’aria che vi si respira, nell’ultime invasioni del morbo asiatico, porzione della villa fu convertita in pubblico spedale.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

Signa - Ponte di ferro sull'Arno - immagine tratta dal libro di Collodi “Un romanzo in vapore - Da Firenze a Livorno – Guida storico-umoristica” - 1856
Signa – Ponte di ferro sull’Arno – immagine tratta dal libro di Collodi “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno – Guida storico-umoristica” – 1856
Annunci

One Comment Add yours

  1. newwhitebear ha detto:

    un viaggio breve a Signa. E’ tempo di prendere un altro treno

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...