Carlo Lorenzini (Collodi) – I Fiorentini al Caffè – 1/2


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Firenze – 2016 07 05

(La scena è in vagone, e la parola è sempre a quel chiacchierone del Giornalista) 

Caffè Doney.
È il santuario di tutta la famiglia dei Dandy e dei Fashionables, tanto indigeni che forestieri. Quivi conviene l’aristocratico puro sangue, e si mescola, senza toccarlo, al giovine di banco, al sensale, al commesso viaggiatore. Qui bazzica il giovinetto, la prima volta che si lancia nei mondo. Qui si raduna la setta degli eleganti, dal Signorotto, fornito di un’asse patrimoniale, fino al damerino inchiodato e posticcio, e fino al giovane problematico, che spende, veste, monta a cavallo, giuoca, perde e paga, e non rende ragione alcuna del luogo dove attinga i fondi necessari per questa dispendiosa esistenza. Gli amici lo passano in rassegna, quando egli è assente, e gli fanno addosso i conti più minuti, e lo stigmatizzano con supposizioni e sospetti sanguinosi; ma questo non toglie che quando il problematico arriva, tutto vestito e profumato, come un conte Ory, i suoi detrattori non sieno i primi a corregli incontro e a stringerli la mano.

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Firenze – 2016 07 05

Caffè piccolo Elvetico.
Questo caffè, dieci anni addietro, aveva una fisonomia particolare. Esso era il ritrovo di tutta la giovane letteratura militante del paese. Giornalisti, scrittori, romanzieri poeti da strenna, scrittori drammatici in versi e in prosa, studenti, dottori e avvocati di fresca data, politicanti, giovani di spirito e tutti coloro compresi sotto la rubrica di bravi giovani, avevano scelto per secondo domicilio il Caffè piccolo Elvetico. Invano il conduttore o proprietario tentò di disciogliere la combriccola, servendosi del sapore problematico delle sue bevande e della stoffa indigeribile delle sue cotolette o delle sue bifsteck. La combriccola tenne forte, e sfidò con eroismo, pari all’eroismo di Muzio Scevola, tutti i pericoli della colica e della indigestione.

Ma quello che non fecero i barbari, fecerunt barbarini, cioè quello che non potè la mediocrità degli alimenti e dei liquidi, lo potè l’invasione e il vocalizzo dei cantanti.  I cantanti a spasso, o scritturati, cominciarono a ricovrarsi al piccolo Elvetico, e l’antica società, non potendo reggere all’abuso di tante scale semitonate e di tanti , sibemmolli e palleggiati da un punto all’altro della bottega, dovette battere in ritirala, e si disperse a poco a poco sulla superficie della città. Oggi si può dire che tutto il Piccolo Elvetico è in pieno dominio e dipendenza della famiglia canora, la quale vi si raccoglie e vi resta tutta la giornata sbadigliando, vocalizzando, fumando, mormorando, mangiando e pagando (qualche volta!).  Oltre i cantanti, si vedono di tanto in tanto a questo caffè, maestri di musica, corrispondenti teatrali, giornalisti, impresari a zonzo, suonatori d’orchestra e fanatici di teatro e di concerti.

[…]

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

 

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11 commenti Aggiungi il tuo

  1. kutukamus ha detto:

    Much enjoyed that sitting man statue 🙂

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  2. Itanamara Santarem ha detto:

    Wow, Que lindas fotos!

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Many thanks.

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  3. newwhitebear ha detto:

    interessante questo piccolo saggio dei caffè d’epoca

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Ti ringrazio.

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      1. newwhitebear ha detto:

        veramente bravo nel rievocare con l’aiuto di questi scrittori la Toscana di un tempo.

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  4. Iris@poetsmith ha detto:

    Interesting post. Lovely photos and writing! Thank you for sharing. 🙂

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Thank you very much.

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      1. Iris@poetsmith ha detto:

        You are welcome. 🙂

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