Carlo Lorenzini (Collodi) – Teatri di Firenze – Teatro Pagliano – 4/4


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Firenze – Duomo

 

[…]

Io non passo una volta davanti al Teatro Pagliano senza cavarmi il cappello. È sempre ben fatto salutare il monumento che porta il nome di un grand’uomo ! E qual’ è quell’angolo d’Europa dove il nome di Pagliano non si trovi scritto — almeno su qualche boccetta di cristallo ?

Raccontano l’ effemeridi mediche che un mandarino della China scrisse una lettera al celebre dottor Boherave con questo semplicissimo indirizzo :

A Boherave
in Europa.

Era tanta la fama di questo medico insigne, che la lettera venne recapitata in proprie mani. Ebbene, io credo, e lo credo in buona fede, che se un proprietario dell’Australia desiderasse del Siroppo, e scrivesse a Pagliano con questo indirizzo:

A Pagliano
nel vecchio mondo

la lettera arriverebbe senza inciampi al suo destino. Boherave e Pagliano ! Permettetemi che io istituisca un parallelo fra questi due uomini così celebri nella storia della medicina. Essi si somigliano — anche per la semplicità dei loro metodi curativi.

Difatti Boherave lasciava un grosso volume in foglio, nel quale, diceva egli, d’aver registrato i più grandi segreti della scienza. Aperto il volume, fu trovato bianco da cima a fondo, eccettuata la prima pagiua, dove erano scritte queste poche parole:

Conservate la testa fresca — lo stomaco libero — e i piedi caldi, e starete sani.

Quant’ analogia col sistema curativo del nostro Pagliano !  Esso dice :

Tenete una boccetta del mio Siroppo in casa — una in tasca — ed un’altra sullo stomaco, e vivrete eterni. —

Pagliano però, di fronte all’umanità, è stato più benemerito di Boherave. Esso ha inalzato un teatro, uno dei più bei teatri fra quanti ne conta l’Italia. Ma qual’analogia, mi direte voi, può esistere fra il siroppo e il teatro?

Eccovi la spiegazione. Il professore ha detto a se stesso: io sono in caso di guarire l’umanità da tutte le malattie. Questo è poco: l’umanità, quando è sana, vuol divertirsi — e difatti, cos’ è la salute senza i divertimenti e i passatempi ? Dunque facciamo un teatro : il volgo supporrà che quest’opera sia tutt’ al più un affare di speculazione, ma io nel segreto della coscienza, la riguarderò sempre come un complemento del mio metodo curativo.

E difatti eccolo là, questo magnifico teatro — questo monumento gigantesco per i nostri tempi — quest’ opera veramente straordinaria per l’ impresa di un’ uomo solo. Esso rappresenta la cifra di centomila scudi — cifra eloquentissima in ogni tempo, e specialmente in questi tempi di crittogama universale.

Così è : Pagliano senza scrupolo di coscienza può permettersi in questo caso un peccato di poesia — egli, con traduzione libera dal greco, può dire ai suoi clienti, accennando il teatro

L’Argento che mi deste ora vi rendo.

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – brano tratto dal libro “Un romanzo in vapore – Da Firenze a Livorno  – Guida storico-umoristica” – Tip.Mariani Firenze – 1856)

 

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Firenze – Duomo – 2015
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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Collodi è una “rivelazione” con questi racconti.

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  2. marcello comitini ha detto:

    Uno splendido brano di Collodi. Complimenti. Vien voglia di leggere questa sua opera.

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