Lorenzo Viani, Sono nato nella Darsena Vecchia in Viareggio


Statua - Lorenzo Viani - 2013 05 16 - IMG_1568
Viareggio – Monumento a Lorenzo Viani sul Lungomolo Corrado Del Greco

Mio padre si chiamò Rinaldo e mia madre si chiama Emilia, nati alla Pieve di S. Stefano, paesetto situato tra i monti della Lucchesia. I miei antenati e mio padre e mia madre, fino a che non discesero al mare, per motivi di cui parlerò lungamente, furono contadini e pastori ed ebbero sacri la stalla e l’ovile.

Io sono nato nella Darsena vecchia in Viareggio, la sera di Tutti i Santi del 1882. Sono stato battezzato il giorno seguente, che è quello dei Morti, al fonte battesimale della chiesa di San Francesco. Furono miei compari i coniugi Chevalot, i quali erano servi di Don Carlos di Borbone al cui soldo era pure mio padre.

Mi chiamo Lorenzo perchè così si chiamava il mio compare, mi chiamo Romolo perchè Romola si chiamava la mia comare, e mi chiamo Santi perchè mia madre volle mettermi anche questo nome augurale.

La mia comare, alta, flessuosa, dai capelli del colore delle foglie d’ontano nell’ottobre, con gli occhi vellutati, diverbiava sovente col marito, testa impomatata, viso glabro, profumato di canfora, a cagione ch’ella, sterile, voleva ch’io fossi chiamato Romolo.

– Mais non, mais non, voyons – diceva seccato il marito.

Allora la leggiadra Romola s’impermaliva e piangeva anche.

Ero già allevato, e camminavo spedito, e il cervello riteneva già le impressioni. Ricordo bene che quando mia madre mi portava al “Palazzo” i diverbi tra i miei compari si riaccendevano: lei lacrimosa mi chiamava, quasi angosciosamente, Romolo, e lui, stizzato, mi chiamava Lorenzo.

Mia madre, per equilibrare, mi chiamava Santi.

Mia madre allora, non ancora flagellata dalle amaritudini, nè raccorciata dal tempo, era alta, rassodata dai trent’anni che aveva trascorsi tra la selva e la semina, la forca e la lettiera delle pecore, il lezzo dei manti e il profumo dinervante dell’erba peporina, coi pomi del petto di marmo, gli occhi balenanti e un sorriso granito che, arrossendo, nascondeva dopo il dosso delle mani onde nascondere le sette finestrelle che si erano aperte nella sua dentatura nel tempo ch’ella m’ebbe a concepire.

Dopo ch’io venni al mondo ella sorrideva in penombra: sette denti: la prima intaccatura di quella statua, la prima scalfittura su quel dipinto facile e carnoso di Guido Reni.

 

( Lorenzo Viani, brano tratto dal libro “Il figlio del pastore”, 1929 )

 

Targa casa natale Lorenzo Viani

Petruni Cellai -3 - Viareggio - Darsena vecchia - Nuova Viareggio Ieri -N.9-novembre 1993
Viareggio – Darsena vecchia – Foto tratta dal mensile “Nuova Viareggio Ieri” novembre 1993

 

02 - Torre Matilde e Darsena Vecchia
Viareggio – Torre Matilde e Darsena Vecchia
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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. kethuprofumo ha detto:

    Un uomo molto simpatico!

    Mi piace

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