Lorenzo Viani, I tre tipi strani del “Palazzo”


 

Villa Borbone - 2012 10 23 - 028
Viareggio – Villa Borbone

Mio padre, allora, non scalpellato dai patimenti nè mortificato dalle umiliazioni era florido e tarchiato. Le sue mani erano ancora scabre e terragne, e avevano ancora il cavo della giomella di quando egli si abbeverava, a mani accoppiate, su per le selve con l’acqua che pollava limpida dai canali. Il sorriso del servo stonava su quel volto bronzato e duro.

La camera contrassegnata col numero 18, nell’andrione della servitù o – come bonariamente dicevano nel “Palazzo” – della “Canaglia”, era la sua: quel lettuccio da educandato, protetto dal velo della zanzariera, lievitato di lana soffice, appestata dalla carbolina, col guanciale spiumacciato, di quelli che, quando ci si posa sopra, il capo sembra che diventi di pietra, era il suo giaciglio.

I servi, tra femmine e maschi, erano trentasei: Italiani, Spagnuoli, Austriaci. L’appellativo globale di “Canaglia” non doveva essere dispregiativo, perchè ricordo bene che la “Padrona”, la Duchessa di Parma Margherita di Borbone, quando incontrava il cuoco gli chiedeva premurosa :
– Cosa hai fatto oggi per la “Canaglia”?

Tra la “Canaglia” non erano compresi tre tipi strani che vivevano come straniati ed esiliati nel “Palazzo”.

Il “signor Francesco”, uno spagnuolo basso, apoplettico, fulvo di pelo, congestionato, misantropo, il quale grugolava sempre come un pentolo di castagne quando stanno per spiccare il bollore. Se noi ragazzi lo si fissava in viso, egli bofonchiava iroso :
– Caraco!

Poi v’era il “signor Squarza”, obeso, biondo-canario che vaniva nel bianco, asmatico: egli si recava sempre ansimando a fumare delle sigarette medicate sotto un grande viale di platani secolari. Egli vestiva sempre di nero, con la camicia e il cravattino tanto bianchi che sembravano di marmo statuario. Il “signor Squarza”, camminando, boccheggiava come un luccio.

Il terzo, era il “signor Orticosa”: dritto come un cero, barba sagginata, viso maculato come da una raffica di cruschello, magro, rigido, inflessibile, assorto. Egli si distraeva suonando, nelle ore di quiete, una vecchia spinetta che era nella Cappella; le sue dita scarne affondavano lente i tasti, gli occhi, al disopra delle lenti, francavano le note sulla partitura.

 

( Lorenzo Viani, brano tratto dal libro “Il figlio del pastore”, 1929 )

 

Viareggio - Villa Borbone - Parco - 2012 10 21 - 005
Viareggio – Villa Borbone – Parco
Villa Borbone - Interno - 2012 10 23 - 004
Viareggio – Villa Borbone – Interno
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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Itanamara Santarem ha detto:

    Bonitas fotos! 😉

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  2. kethuprofumo ha detto:

    Che bel posto, pieno dei ricordi!

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  3. Matroos Beek ha detto:

    Che un bel palazzo! Con un bellissimo parco.

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