Lorenzo Viani, Villa Borbone, il ritiro di Don Carlos


Villa Borbone - Parco - 2012 10 21 - 008
Viareggio – Villa Borbone – Parco

 

Mio padre entrò nel “Palazzo” all’epoca in cui era stata sbaragliata e trucidata, verso i Pirenei, l’armata insurrezionale Carlista. Nel gran parco silenzioso si ritirò la famiglia di don Carlos. Il re esule nel Brasile vi capitò più tardi.

Ero piccolo piccolo e la sua presenza m’incuteva timore.

Lo ricordo seduto sopra certe panchine di ferro battuto a cui si abbarbicavano le edere nel fitto del parco, sotto la consolante ombra dei lecci neri, ascoltare senza battito di ciglio la romba del mare. A volte con la canna di ciliegio faceva sul ghiaino dei triangoli e delle sfere. Quante volte l’ho visto fissare estatico le armate dei pesci rossi che sguisciavano entro una vasca, o fermo davanti a certe statue di marmo che decoravano il parco.

I drammi della sua casa dovevano percuotergli il cuore e dallo stupore dell’ombre dovevano balzargli incontro gli spettri di Filippo V e di Isabella usurpatrice.

Il re si era battuto in nome di Dio in difesa del clero perseguitato e spogliato. Costì riandava alla capitolazione di Vergara e vedeva il suo antenato Carlo V in testa alla formidabile armata insurrezionale.

La tragica eredità lasciatagli da suo padre che, disperato dal destino “Carlista” abdicava in suo favore, gravava sul cuore del re mortificato.

Quando il re meditava sotto le grandi quercie, era trascorso appena un lustro da quando egli, alla testa di un armata ringiovanita di ardimentosi soldati, combatteva gli usurpatori sotto la fiera divisa: Dio, Patria, Religione. Centomila baionette sfilavano, centomila anime balzavano incontro al loro re.

La romba del mare portava sul Gombo deserto la linea del fuoco dove egli aveva arditamente posto il comando. E sulla duna approdavano gli spettri invendicati dei suoi generali Castell, Savalls, Ollo, Elio, Dorregaraj.

La sfociatura della Magra, doveva apparirgli in quei giorni tragica come quella del Gavo, dalle cui sponde irruppe a tradimento l’armata Alfonsista, sgominando i ferrati battaglioni Carlisti.

Unica reliquia del naufragio di un regno, il suo grande aiutante di campo Don Isidoro De Iparraguirre che, ai margini estremi della follìa, barcollava in un vialetto di mortelle, profumato di cimitero, e, col bastone accennando il bosco tenebroso, era colto da terrori e spaventi:
– È passata una lepre nera, malo signo, malo signo, Maestà!

 

 

( Lorenzo Viani, brano tratto dal libro “Il figlio del pastore”, 1929 )

 

Villa Borbone - Parco - 2012 10 23 - 019
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Itanamara Santarem ha detto:

    Beautiful photos.

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Thank you.

      Liked by 1 persona

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