Lorenzo Viani, Villa Borbone – Il barbitonsore –  1/2


Villa Borbone - Viareggio Ieri -N.19-settembre 1990
Viareggio – Villa Borbone – Foto tratta da Viareggio Ieri -N.19-settembre 1990

Assai più tardi, dal mio padrone barbitonsore, garibaldino a Bezzecca e carcerato mentre nel ’70 stava per andare nei Vosci, udivo i nomi del Duca di Montpensier, dei Braganza, del generale Prin, e della regina Isabella e di suo figlio il principe delle Asturie.

Il mio padrone faceva delle lunghissime digressioni sui motivi della guerra FrancoPrussiana, nomi su nomi si accalcavano nelle sue mirabolanti narrazioni: Leopoldo, Stefano, Carlo, Augusto, Maria Antonietta, Murat, il re del Portogallo. E concludeva sempre le sue narrazioni con una frase che faceva rimanere a bocca aperta gli astanti:

– Atavismo morboso d’una stirpe regia!

Questa frase la diceva sempre battendo il tacco di una scarpa e rimanendovi sopra in equilibrio. Il mio padrone, evidentemente, faceva un insieme di tutti i Carlo della storia; il Temerario, quello di Borgogna, l’altro delle Asturie, il VII; tutti diventavano Carlo di Borbone. Essendo egli barbiere di Corte asseriva che sarebbe stata una marcia vergogna non conoscere la storia dei padronati.

– Ne sa quanto un baccelliere di Salamanca – dicevano i clienti stupefatti.

Ma Fortunato Primo Puccini, parrucchiere teatrale e pedicure, nepote di Giovan Battista Morganti, e figlio di un uomo che, a ottantanni, sposò di bel nuovo, nato a coppia con Felice Secondo, e coniugato con Caterina Dini, una quarantina d’anni più anziana di lui, filava più fine del diavolo.
[…]

Quando egli doveva recarsi al “Palazzo” – il che avveniva regolarmente due volte per settimana – faceva una minuziosa toletta e si profumava tutto di benzuino e si dava sui capelli dell’olio essenziale di bergamotta; dopo, specchiandosi, si pavoneggiava e sorrideva facendo delle lunghe digressioni ai clienti sui furori delle donne austriache.

Quando preparava la cassetta dei ferri e degli utensili non dimenticava mai una ceretta di cosmetico bionda cui egli attribuiva tante virtù miracolose. Sulla toletta c’era anche una ceretta di cosmetico nero per la tintura dei baffi bianchi, ma quella non la portava mai perchè, asseriva, una volta gli fece passare dei guai seri facendone uso nel “Palazzo” a guisa di pomata di semifreddi.

Ricordo che Fortunato poneva una certa crudeltà quando, a punta di forbice, sfumava la barba del generale Isidoro e, maliziosamente, lo pizzicava. Io lo guardavo suppliziare il cliente ed egli, per giustificarsi, mi diceva:

– Un giorno, il generale, ha detto che Garibaldi era un diavolo rosso: il mio Generale! – e Fortunato si metteva sull’attenti.

Fortunato diventava meticoloso quando sbarbava il conte De Lessuenne; nettava il rasoio al barbino di tela, l’affilava sulla stecca smerigliata, sdiacciava la lama passandola sul palmo della mano, poi insaponava tanto fino a che il viso del conte non sembrava di panna montata. Io officiavo pieno di peritanza come il chierichetto all’altare; Fortunato comandava ritualmente:

– Il pennello; la stecca; il barbino.

[…]

 

 

( Lorenzo Viani, brano tratto dal libro “Il figlio del pastore”, 1929 )

 

Villa Borbone - Interno - 2012 10 23 - 019
Viareggio – Villa Borbone – Interno
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Viareggio – Villa Borbone – Interno

 

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