Lorenzo Viani, Villa Borbone – La boscaglia a quei tempi era vergine


Viareggio - Pineta - 2012 11 24 - IMG_1421
Viareggio – Pineta

La boscaglia a quei tempi era vergine: gli alberi di fusto, sulla còrtice scabra, erano ricamati di foglie verdi a forma di cuore.
Tutti quei cuori che salivano ai cimelli mi davano piacere al cuore, e siccome quei cuoricini verdi erano di sapore dolce, io seduto al calcio degli alberi ne mangiavo tanti e poi tanti.
L’ellera più soda s’abbarbicava alle radici serpigne che sbucavano dalle esplosioni della terra che spandeva intorno profumo di ragia dinervante.
I lecci con le frappe conteste di puniglioli, macchiavano di nero il verde cupo della boscaglia, i pioppi sbisciavano argenti e il fogliame bianco e smeraldo musicava di tacchettii sottili il fremito impetuoso del vento marino. Le prunaie accestite, spinose, accese di lumicini gialli e perenni, mettevano come un fantastico tempio sotto il bosco, gli acquitrini capovolgevano il cielo sotto le barbe degli alberi e un altro bosco; i corvi crocidavano alti, il mare rompeva lentissimo sulla spiaggia vellutata dalle ventate che la nettavano delle festuche e dei marami.

Gli alberi esili, ondeggianti, pareva tessessero tal fremito e lo sciogliessero alla pianura. Io giravo per il bosco sciolto come un cane, ambulavo dove ero sicuro di non incontrare anima vivente.
Il fogliame degli ontani che marciva era spesso il mio giaciglio. Quando tutta la boscaglia cantava, io mi fingevo un coro solenne di anime. Quando s’approssimava il temporale e le rondini volavano basse e il fringuello aveva note tristi e lamentevoli, e le rane tacevano, e i rospi uscendo dalle tane saltellavano, e i fiori delle prunaie avevano un odore forte e penetrante, la mia piccola anima si apparecchiava come a uno spettacolo sacro.
Quando la saetta abbrividiva nel cielo turchino e i tuoni facevano come esplodere la terra, e il bosco commosso sbandava la sua folta chioma a ponente e a levante, e il piovasco friggeva sugli stagni, e le prunaie si imperlavano, m’impeciavo al calcio d’una quercia ed ascoltavo, e la mia anima, piccolo uccello bianco entro la gabbia di una fragile ossatura, sentiva freschezza e sentiva piacenza.

Il cielo si vuotò presto di fantasmi per me, misero e meschino. Pensieri più pesanti della mia ossatura mi schiacciarono l’anima giovinetta. Volevo fingermi di nulla ma non potevo abissare, in questa voragine tenebrosa, il tutto. Riuscivo a cancellare la terra, il mare, la boscaglia, riuscivo a mortificare del tutto la mia povera anima, annientavo me stesso e Iddio. Allora mi sentivo come vanire in un sonno pauroso.

Ma il mare spietato dilatava con l’eternità del suo rombo lo spazio, il cielo implacabile mi umiliava sotto la sua sterminata coltre cinerea, gli alberi, a guisa di mostri impazziti, colossi dalle mille braccia, protendevano verso di me, in gesti vendicativi, le loro rame contorte: allora io toccavo la fronte umiliata sul pacciame e sentivo il terrore di essere nato.

La voce di mia madre modulata sul vento, mi ridestava dai tristi sogni di fatalità e di disperazione.

 

 

( Lorenzo Viani, brano tratto dal libro “Il figlio del pastore”, 1929 )

 

Viareggio - Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli- 2012 10 29 - DSCF0361
Viareggio – Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli
Viareggio - Spiaggia - Mareggiata - 2010 - 01 - 02 - 0041
Viareggio – Spiaggia – Resti di una mareggiata invernale
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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Meraviglioso testo!

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  2. kethuprofumo ha detto:

    Magnifico! 🙂

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    1. Carlo Rossi ha detto:

      Ti ringrazio, buon fine settimana.

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      1. kethuprofumo ha detto:

        🙂 Grazie! Anche a te!

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