Gabriele D’Annunzio, da “Forse che si forse che no” – Volterra  3/3


Volterra

 

Imagini le balenavano incoerenti sul sangue congesto; ma parevano scoppiare come bolle all’altezza del cervello, prima di formarsi nella parola.

– Voglio tornare indietro.
– Vuoi? – disse il compagno, strozzato dall’ambascia, con la mano su l’impugnatura della leva, senza riflettere, tanto la voce della donna lo aveva toccato a dentro.
– Voglio tornare indietro. Arresta!

Egli frenò inconsideratamente su l’erta troppo ripida, e sentì che le ruote arrestate cominciavano a retrocedere. L’aria non più rotta divenne un’afa soffocante; l’alito di mille fornaci s’addensò nel riverbero. Con una manovra energica egli contrastò il pericolo. La macchina possente riassaltò l’erta, con un fragore di collera, con l’acredine di tutti i suoi gas aperti, in un nèmbo di fetore e di polvere.

– È impossibile arrestarsi qui, impossibile voltare – disse egli affrontando la tortuosità repente. – Bisogna andare avanti.
– Sì, andiamo, andiamo. Che terrore m’ha presa? Sono stata vile. Andiamo. È destino.

Intorno era un mare di fango inaridito, giallastro, qua e là trasfigurato dalla luce in onde di velluto lionato, in ombre d’un azzurro acqueo, così misteriose che somigliavano gli inganni della Fata Morgana.

– Vedi la cortina della rocca? vedi l’ultimo tornone a ponente? Vedi, accanto, una macchia nera di lecci su la scarpata? Quelli sono i miei lecci, sotto lo spiazzo del castello. Dal parapetto, in alto, si scopre tutta la distesa fino al mare e la strada con tutte le sue svolte. Son certa che Vana è là, e spia. Ti trema il cuore? Tutto arde, e sono certa che nessuna cosa arde come lei. Pensa! Fra poco la prenderò fra le mie braccia.

Smilzi cipressi intristiti, pagliai nerastri, fornaci di laterizii, tumuli di mattoni crudi, mucchi di fascine secche, miseri olivi contorti accompagnavano il cammino. Tutto pareva prossimo a incendiarsi nel vento come una stoppia di maremma, a divampare in un attimo, a consumarsi in un attimo, a disperdersi per la desolazione, fuoco nel fuoco, cenere su la cenere.

 

 

( Gabriele D’Annunzio, brano tratto da “Forse che si forse che no”, 1910 )

 

Volterra
Volterra – Le Balze
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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Evir ha detto:

    Photo No.3
    A contrasting view between the hill nearest to the distant hill.

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  2. travel460 ha detto:

    What beautiful countryside!

    Piace a 2 people

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