Pietro F.L.C. Ferrigni, Firenze – Per la strada alla ricerca d’un regalo – 3/3


Firenze – Confraternita della Misericordia

 

I cloisonnés più minuti e più vari si stendono sui vasi, sulle coppe, sulle patere, sui calici, come lembi di molle tappeto contesto di tenui fili di lane variopinte ; le porcellane nuovissime dal brillante fondo turchino cupo fanno spiccare le brillanti corolle de’ fiori più delicati ; il cristallo di ròcca piglia tutte le forme dal prisma iridato alla sfera scintillante ; i bronzi geminati d’ argento danno vita ai dragoni di Yokohama e alle paurose chimere di Nagasaki ; le pagode chinesi, popolate di mille e mille mandarini panciuti, si nascondono fra i frondosi boschetti scolpiti nel candido avorio, mentre sul nero vellutato delle lacche di Yeddo strisciano i serpenti dalle scaglie d’ oro, volano le cicogne dalle ali d’ argento, e gli emblemi araldici delle nobili famiglie dei Daimios attestano 1’alta origine e la venerabile antichità d’ ogni oggetto.

Hanno tanto calunniato la tartaruga !… L’ uomo che ha la divina facoltà di correre a rotta di collo, col cervello a ciabatta e le gambe buttate via di qua e di là, ha fatto più d’ una risata di compassione davanti a quella bestiolina, che ha trovato modo di passeggiare il mondo senza uscir di casa sua…. e viaggiando per terra e per acqua. Intanto un uomo morto non è buono più a nulla, e una tartaruga buon’ anima basta a fare una miriade di belle cose eleganti : ventagli, portasigari, orecchini, medaglioni, libri da messa, catenelle, e scatolette d’ ogni foggia.

Nelle vetrine di Janetti il cuoio si piega a tutti gli usi, e cospira col velluto, col raso, coll’argento e coll’oro a mettere insieme mille gingilli in cui tutto quel che è superfluo piglia subito aspetto di necessario. Che il Signore Iddio misericordioso mi perdoni il calembourg, e mi liberi dagli unghiati artigli dei mostriciattoli chinesi e giapponesi che mi fanno le boccaccie da tutti i canti. Vade retro, Satana! Mi sento la tentazione di sacrificare agl’idoli di bronzo che emigrarono in folla dai templi di Budda per venire a pigliar domicilio nel magazzino di piazza San Gaetano. Oh ! so fossi un bonzo venerabile, un fakiro inspirato, nutrito, senz’obbligo di durar fatica, dalla pietà delle belle fanciulle dai piedi abbreviati, e occupato solamente a contemplarmi l’ombilico per tredici lune ogni anno!…

Come vorrei vestirmi di quelle splendide stoffe tessute di seta e d’ oro, piene di fiori di loto, di code di dragoni, di farfalle svolazzanti, di serpenti legati in cento spire capricciose…. come vorrei farmi fresco in estate con quei leggieri ventagli di sandalo, traforati come una trina, gremiti sulle stecche d’ avorio d’ un brulichio d’ insetti di lacca e d’ un formicolaio di figurine!…

Ohimè…. non sono un bonzo, non sono un fakiro,… sono un autore spicciolo e vagabondo in cerca d’ un regalo per Capo d’ anno ! I miei mezzi (ah !… sono anco meno di mezzi !…) mi permettono tutt’ al più il regalo del principe di Joinville, cui la sorella chiese in dono un bel giorno un vestiario completo da regina selvaggia.

La mattina di poi il Principe trasse fuori di tasca una collana di chicchi di vetro mescolati con qualche granello di formentone. Era bizzarra, strana, originale…. la Principessa la prese, l’ammirò…. e domandò il resto.

” Come il resto ? ” richiese Sua Altezza.

” Ma…. il resto del vestiario !…”

” Non e’ è resto…. il vestiario d’ una regina selvaggia è tutto lì!…”

Vi lascio pensare come rimase la Principessa !…

 

( Ferrigni P.C., brano tratto dal libro  “Su e giù per Firenze”, 1881 )

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. fulvialuna1 ha detto:

    La descrizione trasporta…

    Mi piace

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