Idelfonso Nieri, La parlata lucchese … La ‘osa, la ‘asa, una mi’ amia – 1/2


Lucca – Entrata in San Martino per la messa domenicale – Foto tratta da “Come eravamo-Lucca” – Ed. Il Tirreno

 

Intitolo questo libretto Racconti Popolari Lucchesi, perchè la materia è presa pari pari di mezzo al mio popolo ed io non ho inventato niente; ma la dicitura l’ho rifatta di mio, conformandomi pienamente all’indole e al parlare del mio popolo, in cui son nato e ho passato tutta la prima parte della vita, studiandolo continuamente in tutte le manifestazioni del pensiero, cogliendo dalla sua bocca tutto il giro delle sue Tradizioni, compilandone il Vocabolario; onde ho la presunzione d’aver

fatto mia non solamente la sua parlata, ma, quello che più monta, la sua maniera di sentire e di manifestare gli affetti.

Qui non c’è parola, non forma, non frase, non costruzione, non modo proverbiale nè proverbio, che non sia usato dal mio popolo, popolo, dico, vero popolo: servitori, manovali, braccianti, fabbri, muratori, legnaiuoli, calzolai, donniciattole, sarte, vecchiette e vecchietti campagnuoli, contadini; e contadini specialmente, che ormai sono tra i pochi rimasti a parlare un briciolo d’italiano che garbo abbia.
[…]

Veramente molti credono che per imitare il parlar del nostro popolo basti troncare gl’infiniti dicendo: portà, vedé, sentí, lègge; scambiare l’elle coll’erre dicendo: quarcosa per qualcosa, carcagno per calcagno; storpiando sconciamente o ridicolosamente certe parole, come: refúbbria, bafore, omo di fibbia forte per repubblica, vapore, uomo di fibra forte, e specialmente fognando affatto il c duro e dicendo la ‘osa, la ‘asa, una mi’ amia.
[…]

Ma il fatto è ben altro da quello che credono, perchè l’essenza del linguaggio veramente popolare sta nella forma della mente, nella costruzione della frase, nella imbastitura del periodo, nella proprietà delle voci, nella ricchezza dei modi, nella vivacità delle metafore e in generale nell’italianità del vocabolario, ci sia poi non ci sia spesso la precisione della così detta grammatica, l’ortografia e la retta pronunzia.
[…]

Certo si è che non v’è parte della grammatica del vocabolario o della pronunzia la quale non abbia popolarmente due o tre maniere per lo meno e quasi sempre è in uso, nell’uso vivo, anche la forma pulita, cioè grammaticale o una a quella vicinissima.

Così per es. dicesi realmente: Andorno, Andonno, Andón, Anderono, Anderno, Andenno, Andéttino e in altre guise ancora, e dicesi pure Andarono; si dice Bigna, Gna e Mia, e si dice pure Bisogna da tutti comunemente; si dice Il can, el can, er can, er cane e si dice pure Il cane, e così un numero sterminato di forme che non basterebbe un tino d’inchiostro a tutte riportarle, chi volesse esaminare tutte le categorie grammaticali: articoli, pronomi, coniugazione, formazione di plurali, comparazione, nomi alterati e via dicendo.
[…]

 

( Idelfonso Nieri, brano tratto dalla prefazione al proprio libro “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

 

Lucca – Torre Guinigi – Foto tratta da Versilia giovinezza del mondo – Pacini Fazzi Ed. 1982

 

Lucca – Palazzo Guinigi

 

Lucca – Palazzo Guinigi
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. bella la mi Lucca!!! è verissimo, ci sono parole e modi di dire che hanno mille varianti … starei a sentirli per ore quando parlano… ne dico una che mi fa sempre ridere: lullì, luilì… chi è di Lucca capirà….

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