Lorenzo Viani, Carducci a spasso per la Versilia -1/3


Carducci
Carducci – Foto tratta da “Come eravamo-Lucca” – Ed. Il Tirreno

La signora Aristea, antica proprietaria dell’Albergo viareggino, in cui, ai bei tempi, Giuseppe Giusti, come attesta l’epigrafe murata sulla facciata, scrisse versi flagellatori, ornati di tutte le grazie dell’idioma toscano, una sera asseriva che quel signore tarchiato, – dalla barba e dai capelli ricci, dal naso corto e schiacciato di Sileno sotto un’ampia fronte rupestre, con due occhi di fuoco, – il quale, accigliato, tritolava, coi denti acuti, il pan biscottato e beveva vino – «vino non è ch’ei beve, – è un rosso mar» – in quantità, era Giosuè Carducci.

La signora Aristea accennava con grande discrezione agli intimi lo strano signore il quale ogni tanto, quasi a cacciare torbi pensieri, ripeteva:

– Bella è Versilia mia!

I connotati dello strano ospite corrispondevano davvero a quelli della stampa inquadrata nel salotto buono, in cui era effigiato Giosuè Carducci. Il padre della signora Aristea, uno di quei poeti popolani toscani di memoria pronta e tenace, che sanno a memoria interi canti del Tasso, dell’Ariosto e di Dante, un pezzo d’uomo dalle gambe un po’ roncolite per essersi, egli, guardiafili telegrafico, rampicato con gli scarponi artigliati da granfie di ferro sui paloni lungo le vie maestre, – e di lassù cantava, tra voli di rondini e di falchi, – aveva qualcosa di grifagno nel viso: occhi vetrini, naso ad uncino, bocca predace. Il popolano cantore era di sentimenti razionalisti. Quando il misterioso ospite domandò di visitare la camera in cui aveva albergato Giuseppe Giusti, i familiari della signora Aristea lo fissarono dal salotto buono. Quando l’ospite ebbe visitato la camera del poeta di Valdinievole, si accomiatò con bel garbo dalla signora Aristea. Stava per uscire quando l’impetuoso popolano proruppe nella declamazione:

A te, de l’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso….

Si dice che il misterioso ospite, a quei versi, declamati con tanto calore, rimanesse come incantato, con la maniglia della porta tra le mani; poi, sbatacchiando l’uscio, uscì.

– È lui, è lui! le trombe, le campane!

[…]

 

(Lorenzo Viani, brano dal racconto tratto dal libro  “Il cipresso e la vite” )

 

Valdicastello – Casa natale di Giosuè Carducci

 

Valdicastello – Casa natale di Giosuè Carducci

 

Valdicastello – Casa natale di Giosuè Carducci
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