Guido Carocci, Valdarno – San Miniato 2/2


 

S. MINIATO — SALA DEL CONSIGLIO NEL PALAZZO COMUNALE
S. MINIATO — SALA DEL CONSIGLIO NEL PALAZZO COMUNALE – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

 

Poco al disotto della rovina della Rocca, è la Cattedrale dedicata a S. Maria e a S. Genesio per rievocare il ricordo della chiesa di Vico Wallauri e quasi ad espiazione dell’ingratitudine che i Sanminiatesi addimostrarono per quel borgo ospitale. La facciata della chiesa, a cortina di mattoni, serba le tracce delle trasformazioni e degli ampliamenti succedutisi dal XII al XVII secolo. Degli ornamenti di terracotta stampata, delle scodelle di majolica infisse nella cortina sono i resti della primitiva facciata. Nell’interno la chiesa è stata modernamente rifatta. Delle opere d’arte il corredo è piuttosto scarso. Più interessanti d’ogni altra cosa sono tre parti degli specchi del vecchio pergamo, scolpiti di bassorilievo colla rappresentazione dell’Annunciazione ed uno stemma; interessanti per antichità loro e perchè sono illustrati da iscrizioni che ne riassumono la storia. Le sculture sono di Giroldo di Jacopo da Como, scultore lombardo che lavorò al Duomo di Milano, alla Certosa di Pavia, al Duomo di Lucca, a Massa Marittima, alla Badia di Montepiano ed in altre località della Toscana; furono eseguite nel 1274 a tempo del Podestà Ugo de’ Cancellieri da Pistoja. Una tavola dipinta nel 1463 da Neri di Bicci, il fonte battesimale di marmo che potrebbe attribuirsi a Pagno Portigiani discepolo di Donatello, che si sa aver lavorato a San Miniato, ed una piletta del XV secolo, completano il patrimonio artistico del Duomo. Il campanile di mattoni era una delle salde e gagliarde torri del vecchio castello, del quale facevano parte i palazzi vicini, oggi del Vescovado e della Sottoprefettura.

Più importante della Cattedrale è la chiesa di S. Francesco che maestosa s’inalza dalle balze del monte, sostenuta da sproni e da arcate di proporzioni gigantesche. Cominciata a costruire nel 1343 sul luogo di un antico oratorio, la chiesa di S. Francesco restò compiuta nel 1480 e della costruzione sua originaria serba tuttora in gran parte i caratteri. Non così sono giunti fino a noi i molti oggetti d’arte e le decorazioni che, a similitudine di tutte le altre chiese francescane, dovevano adornarla. Unico resto delle sue dovizie artistiche sono de’ frammenti di un bellissimo affresco gaddiano (che decorava un giorno la sala del Capitolo), oggi quasi nascosti in uno stambugio al disotto del campanile.

Ma quello fra gli edifizi religiosi di San Miniato che presenta grande importanza artistica, non tanto per i pregi architettonici, quanto per la ricchezza infinita delle opere d’arte che vi sono raccolte, è la chiesa dei Domenicani intitolata ai Ss. Jacopo e Lucia. Pur essa, alla pari di quella di S. Francesco, sorge dalla balza del monte, sostenuta da immensi piloni. In origine era a tre navate, oggi è ad una sola ed ampia nave con cinque cappelle di carattere ogivale. Essa fu cominciata a costruire nel 1330 dai frati Domenicani di Firenze e le più illustri e potenti famiglie di San Miniato la corredarono di cappelle, ricche di pregevolissimi affreschi che nei tempi della decadenza artistica scomparvero sotto il bianco.

Recentemente però, importanti restauri sono stati eseguiti a questa chiesa, restituendo all’aspetto originario le tre cappelle di prospetto e rimettendo in luce non pochi affreschi interessantissimi. Quelli della cappella degli Armaleoni, che rappresentano storie della Madonna, sono della scuola dei Gaddi ed appartengono forse a Niccolò di Piero Gerini. In fondo alla chiesa poi, dov’erano in rigine due cappelle, sono venuti in luce altri interessanti affreschi che possono attribuirsi a qualche scolaro dell’Angelico che li eseguì sotto la guida o l’ispirazione del maestro. Per dovizia di opere d’arte la chiesa dei Domenicani può considerarsi come il museo cittadino. Tolte dalla sagrestia e dalle altre parti del convento e disposte convenientemente nella chiesa, esse sono ora oggetto della giustificata ammirazione del visitatore. Vi sono tavole e frammenti di ancone di scuola giottesca, altre de’ primi del XV secolo attribuite a Rossello di Jacopo Franchi, diverse della maniera di Fra Giovanni Angelico. Ma l’opera più interessante è la tavola che è stata posta a decorazione della cappella degli Armaleoni, nella quale le figure della Vergine in trono col bambino Gesù e dei santi Sebastiano, Rocco, Giovanni Battista e Martino vescovo mostrano tutta la leggiadrìa dell’arte fiorentina del 400.

Interessante è pure la tavola del XV secolo che adorna la vicina cappella, un giorno dei Samminiati. In questa stessa cappella è il monumento funebre di Giovanni Chellini, celebre medico fiorentino morto nel 1468. È un’opera incompleta, perchè il frontespizio è un’aggiunta posteriore, il medaglione colla Vergine e il bambino è un calco di stucco ed il fondo del vano è deturpato da goffe e volgari decorazioni moderne che dovrebbero esser tolte. Tradizionalmente, il cenotafio si attribuisce a Donatello e al discepolo suo Pagno Portigiani che lavorarono insieme a San Miniato; ma l’attribuzione regge difficilmente alla critica, perchè, alla morte del Chellini, Donatello era decrepito ed il Portigiani pure era già molto vecchio.

Altra opera di pregio singolare è un tondo di terracotta invetriata rappresentante l’Annunciazione, leggiadrissimo lavoro di Andrea o, meglio, di Giovanni Della Robbia, proveniente dalla soppressa chiesa monastica di S. Martino. Al disotto del piano della chiesa è l’ampia cappella di S. Urbano, tutta decorata di buoni affreschi del XVI secolo.

Grandiosi palazzi di buona architettura sorgono sulle piazze e lungo le strade pittoresche di questa quieta e caratteristica città.

 

S. MINIATO — PALAZZO GRIFONI. jpeg
S. MINIATO — PALAZZO GRIFONI – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

 

Il Palazzo Comunale, fondato nel XIV secolo per uso di residenza de’ magistrati cittadini, non ha esternamente interesse di sorta; ma nell’interno conserva intatto il salone o l’Udienza del Consiglio, salone che pochi anni addietro venne convenientemente ristaurato. In una delle sue pareti è un affresco della maniera dei Gaddi dipinto nel 1393 a tempo di un vicario di casa Guicciardini e rappresenta la Vergine in trono, circondata dalle Virtù Teologali. Tutte le altre pareti e le vôlte sono adorne di stemmi e d’imprese dei Vicarî della Repubblica Fiorentina.

Al pianterreno, sotto la sala del Consiglio, è l’Oratorio della Madonna di Loreto detto del Loretino, che serviva alle cerimonie religiose pubbliche e private della magistratura cittadina. La cappella è di forma graziosa e ricca di adornamenti che un recente incendio espose ai più gravi rischi. Le pareti sono adorne di affreschi assai deteriorati della prima metà del XV secolo e l’altare di legname è di squisitissimo e delicato lavoro del XVI secolo. Framezzo alle leggiadre decorazioni intagliate e dorate è un gradino con piccole storie che sanno della maniera di Ridolfo del Ghirlandajo o del Sogliani. Il bel cancello di ferro battuto che chiude la cappella porta il nome dell’artefice, Lello di Siena.

Dei palazzi privati, il più vasto e il più artisticamente pregevole è quello Grifoni, oggi Catanti, di severa architettura toscana del XVI secolo. Giuliano di Baccio d’Agnolo ne fece il disegno per Messer Ugolino Grifoni monsignore d’Altopascio e il Vasari dice che «fu cosa magnifica». Pur troppo il lungo abbandono ha ridotto oggi la facciata in condizioni deplorevoli. Artisticamente importanti sono anche il palazzo Formichini, già Morali, del XVI secolo, quello Salvadori, già Franchini, Del Campana, già Roffia, e quelli che furono un giorno dei Borromei e dei Buonaparte, celebri famiglie sanminiatesi, posti sulla piazza del Tribunale.

Subito fuori della città, dal lato di ponente, è il R. Conservatorio di S. Chiara, dove fu un monastero eretto nel secolo XIV dalla famiglia Portigiani. Sull’altar maggiore della chiesa è una bella tavola dell’Empoli rappresentante la Concezione. Di eleganti forme ogivali è l’attigua sagrestia, un giorno chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, fondata nel 1352 dai Bonincontri; sull’altare è una delle migliori tavole di Lodovico Cardi da Cigoli raffigurante Gesù Cristo che appare alla Maddalena sotto le spoglie di un ortolano.

Proseguendo la via, si trova la piccola chiesa di S. Maria del Fortino, leggiadra costruzione del XIV secolo che era già annessa ad uno spedaletto, oggi distrutto. Sull’altare esiste l’antica tavola danneggiata assai dall’umidità e dall’incuria. Nel centro della tavola, in una specie di tabernacolo sostenuto da angeli volanti, è la Vergine col bambino Gesù; in basso stanno S. Sebastiano, S. Bartolommeo, S. Cosimo, S. Damiano e S. Caterina d’Alessandria; è opera assai importante di scuola del Ghirlandajo.

 

( Guido Carocci, brano tratto dal libro “ Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906 )

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