L’arsenale delle porte strette – Recensione di Maria Grazia

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Sono storie  di vita incrinate, storie sbagliate quelle  che  animano le vicende   de “L’arsenale delle porte strette” di Paolo Rossi. Sono sentieri  accidentati  tra occasioni perdute e  recupero di un’umanità essenziale,  le suggestioni  care  a Bernardo, protagonista  assoluto del testo,  eroe consapevole  di un destino già scritto  a cui non vuole sottrarsi.

Sin dalle prime pagine la dimensione del tempo  si dilata  a recuperare  e intrecciare le emozioni  dei ricordi: i luoghi  originari di suggestiva bellezza,  i nomignoli dei compagni d’infanzia,  i personaggi tipici di una Versilia  anni 50, dove tutti si conoscono, i legami  intimi  e le relazioni tra pari rievocati  nell’immediatezza  dei toni colloquiali e coloriti  dei contesti familiari di provincia.  Eppure queste suggestioni  per Bernardo assumono  una dimensione di tregua  necessaria,  di  serenità  recuperata,  di certezze ormai perdute ma rievocate perché  necessarie  a dargli  il coraggio di vivere  giorno per giorno. Lui  ne ha bisogno come l’aria che si respira, pervadendo un po’ ovunque  la trama della narrazione.

Per la sua indole  irriverente e libera, cresciuta  in contesti familiari non  agiati  nell’incertezza  e nel  mistero sulla vera identità di suo padre  e le scelte difficili  e poco  pronunciabili del padre formale, è arduo fare i conti con un’esistenza “normale” fatta di impegni, scadenze,  affetti  stabili  e riconosciuti.

La sua  è  una ricerca di senso  all’interno dei rapporti, di schietta e autenticità, di fronte alla convenzionalità delle forme.

Ma le rifiuterà tutte nel percorso della sua vita,  in nome di una voglia  di libertà insopprimibile e riconoscibilissima in  innumerevoli passi della storia…  dal colloquio con il medico che gli diagnosticherà una malattia incurabile, alla decisione di lasciare i suoi beni ad una figlia non sua, ma presunta tale che comunque è la personificazione di un amore autentico mai riconosciuto.

Quella raccontata  ne “L’arsenale delle porte strette” è un’umanità  mediocre, circoscritta, limitata, tutta presa a  raggiungere qualcosa che immancabilmente le sarà negato, allontanato, impedito. Eppure nell’accettazione di quello che rimane dei desideri, delle promesse dei sogni e traguardi sperati, sta forse il senso positivo di un’esistenza  irriverente e anarchica che vale la pena di vivere.

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