Sibilla Aleramo, Firenze

  Lettera nuziale, scritta in una notte di maggio, in una stanza d’ albergo solitaria, e dopo che fu scritta una vertigine m’abbattè la fronte sulla tavola, sentii uno strano sapore in bocca, e realmente un  rivolo rosso m’uscì dalle labbra, tinse il margine dei fogli…. Sangue misteriosamente affiorato col getto dell’anima, lettera consacrata…. Quando…

Sibilla Aleramo, Dostoevskij a Firenze.

So che la parola espiazione non può riferirsi ad uno speciale atto, ad uno speciale periodo dell’ esistenza di Dostojewski. Tutta l’esistenza, sua ed altrui, è per quest’ uomo espiazione : espiazione di tutto il male che, volenti o nolenti, tutti compiamo dalla nascita alla morte gli uni sugli altri. Espiazione ed assoluzione, combustione e…

Dino Campana, Firenze – 2/2

Nel vico centrale osterie malfamate, botteghe di rigattieri, bislacchi ottoni disparati. Un’osteria sempre deserta di giorno mostra la sera dietro la vetrata un affaccendarsi di figure losche. Grida e richiami beffardi e brutali si spandono pel vico quando qualche avventore entra. In faccia nel vico breve e stretto c’è una finestra, unica, ad inferriata, nella…

Dino Campana, Firenze – 1/2

  Fiorenza giglio di potenza virgulto primaverile. Le mattine di primavera sull’Arno. La grazia degli adolescenti (che non è grazia al mondo che vinca tua grazia d’Aprile), vivo vergine continuo alito, fresco che vivifica i marmi e fa nascere Venere Botticelliana. I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo…

Dino Campana, Firenze, Uffizi

    Entro dei ponti tuoi multicolori L’Arno presago quietamente arena E in riflessi tranquilli frange appena Archi severi tra sfiorir di fiori ………………… Azzurro l’arco dell’intercolonno trema rigato tra i palazzi eccelsi: Candide righe nell’azzurro: persi Voli: su bianca gioventù in colonne.   ( Dino Campana, Firenze (Uffizii) – Canti Orfici, 1914 )  …

Gabriele D’Annunzio, da “Forse che si forse che no” – Volterra  3/3

  Imagini le balenavano incoerenti sul sangue congesto; ma parevano scoppiare come bolle all’altezza del cervello, prima di formarsi nella parola. – Voglio tornare indietro. – Vuoi? – disse il compagno, strozzato dall’ambascia, con la mano su l’impugnatura della leva, senza riflettere, tanto la voce della donna lo aveva toccato a dentro. – Voglio tornare…

Gabriele D’Annunzio, da “Forse che si forse che no” – Volterra 1/3

  E imaginava con ansia la sua prima notte nella villa volterrana piena d’insonnio in ascolto. – Volterra! Dietro una calva collina di marna gessosa, su la sommità del monte come su l’orlo d’un girone dantesco, all’improvviso era apparso il lungo lineamento murato e turrito. Entrambi vi s’affisarono, rallentando la corsa. La macchina rombò, ansò….

Gabriele D’Annunzio, Volterra

  Su l’etrusche tue mura, erma Volterra, fondate nella rupe, alle tue porte senza stridore, io vidi genti morte della cupa città ch’era sotterra. Il flagel della peste e della guerra avea piagata e tronca la tua sorte; e antichi orrori nel tuo Mastio forte empievan l’ombra che nessun disserra. Lontanar le Maremme febbricose vidi,…

Luisa Petruni Cellai, Viareggio era morta – 4/4

  In piazza del mercato, di nuovo, mostruoso silenzio delle cose e sfacciato coro di passeri sui platani. Sopra un tabellone di ferro, resisteva in bianco e nero un annuncio funebre e, più in grande, un cartello di propaganda. Un orecchio grosso e, dietro un uomo con un elmetto piccolo, ciatto. C’era scritto in grande:…

Luisa Petruni Cellai, Viareggio era morta – 3/4

  Povera Viareggio mia. Corpo e mani trafitte. Ebbi paura, ma venne il rumore d’una motocarrozzetta a farmi riavere.  Mi nascosi. Erano militari; passarono, io pensai a tornare. Ero in « piazza delle paure » (allora io e gli altri ragazzi la chiamavamo così) dove gli uomini del monumento neri, gonfi, uno che strappa qualcosa…

Luisa Petruni Cellai, Viareggio era morta – 2/4

  Io sentivo, da sedicenne, molto più le cose presenti che l’ansia per il futuro e la guerra e le stragi. In quel presente io venivo tolta al luogo in cui ero cresciuta e ciò mi faceva soffrire. Dopo tutto, si può dire che ero nata alla vita con la guerra e, dopo la dichiarazione,…

Luisa Petruni Cellai, Viareggio era morta – 1/4

  Avevo sedici anni, il mio mondo era Viareggio e la dovevo lasciare. L’ordine era stato dato preciso: Viareggio sarebbe diventata zona di guerra. Gli abitanti dovevano andarsene tutti. A scuola avevo saputo della scoperta di Galileo, circa il moto degli astri, ma per me il sole si levava da monte e cadeva in rosso…

Charles Dickens, Pisa

  The moon was slining when we approached Pisa, and for a long time we could see, behind the wall, the leaning Tower, all awry in the uncertain light ; the shadowy original of the old pictures in school-books, setting forth “The Wonders of the World.” Like most things connected in their first associations with…

Charles Dickens, Pisa

  La luna splendeva nel cielo quando giungemmo nella vicinanze di Pisa, e , per molto tempo, potemmo vedere aldilà delle mura, la Torre pendente, tutta inclinata in quella luce incerta; l’originale, indistinto nell’ombra delle vecchie illustrazioni dei libri di scuola che mostravano “Le Meraviglie del Mondo”. Come la maggior parte delle cose collegate ai…

Dino Campana, Arno a Pisa e a Signa

  L’Arno qui ancora ha tremiti freschi : poi lo occupa un silenzio dei più profondi : nel canale delle colline basse e monotone toccando le piccole città etrusche, uguale oramai sino alle foci, lasciando i bianchi trofei di Pisa, il duomo prezioso traversato dalla trave colossale, che chiude nella sua nudità un cosi vasto…

Dino Campana, Marradi

  Marradi ( Antica volta. Specchio velato ). Il mattino arride sulle cime dei monti.  In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano.  Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale.  Il fiume si snoda per la valle : rotto e muggente a tratti canta e riposa in…

Dino Campana, Sulla Falterona

  La Falterona verde nero e argento : la tristezza solenne della Falterona che si gonfia come un enorme cavallone pietrificato, che lascia dietro a sé una cavalleria di screpolature screpolature e screpolature nella roccia fino ai ribollimenti arenosi di colline laggiù sul piano di Toscana : Castagno, casette di macigno disperse a mezza costa,…

Dino Campana, La Verna

Io vidi dalle solitudini mistiche staccarsi una tortora e volare distesa verso le valli immensamente aperte.  Il paesaggio cristiano segnato di croci inclinate dal vento ne fu vivificato misteriosamente. Volava senza fine sull’ali distese, leggera come una barca sul mare.  Addio colomba, addio ! Le altissime colonne di roccia della Verna si levavano a picco grige…

Luigi Capuana, Firenze

  Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio. Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di starvi fino alla metà di giugno. Nella stagione di primavera Napoli è un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e…

Luigi Capuana, Fiesole – 2/2

  Il cocchiere, per isbaglio, li menava lungo una strada di campagna, inoltrandosi verso Porta a Pinti senza ch’essi vi badassero. Quell’aria tiepida, smagliante di luce; quel rigoglio di fronde che traboccava fuor dei muri di cinta con lieta foga primaverile; quel cinguettio di uccellini nidificanti tra le siepi o inseguentisi su pei rami, pigolando…